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Testo del canto 39 (XXXIX) del poema Orlando Furioso

Parafrasi del canto XXXIX del poema Orlando Furioso

1
L’affanno di Ruggier ben veramente
è sopra ogn’altro duro, acerbo e forte,
di cui travaglia il corpo, e più la mente,
poi che di due fuggir non può una morte;
o da Rinaldo, se di lui possente
fia meno, o se fia più, da la consorte:
che se ‘l fratel le uccide, sa ch’incorre
ne l’odio suo, che più che morte aborre.

2
Rinaldo, che non ha simil pensiero,
in tutti i modi alla vittoria aspira:
mena de l’azza dispettoso e fiero;
quando alle braccia e quando al capo mira.
Volteggiando con l’asta il buon Ruggiero
ribatte il colpo, e quinci e quindi gìra;
e se percuote pur, disegna loco
ove possa a Rinaldo nuocer poco.

3
Alla più parte dei signor pagani
troppo par disegual esser la zuffa:
troppo è Ruggier pigro a menar le mani,
troppo Rinaldo il giovine ribuffa.
Smarrito in faccia il re degli Africani
mira l’assalto, e ne sospira e sbuffa:
ed accusa Sobrin, da cui procede
tutto l’error, che ‘l mal consiglio diede.

4
Melissa in questo tempo, ch’era fonte
di quanto sappia incantatore o mago,
avea cangiata la feminil fronte,
e del gran re d’Algier presa l’imago:
sembrava al viso, ai gesti Rodomonte,
e parea armata di pelle di drago;
e tal lo scudo e tal la spada al fianco
avea, quale usava egli, e nulla manco.

5
Spinse il demonio inanzi al mesto figlio
del re Troiano, in forma di cavallo;
e con gran voce e con turbato ciglio
disse: – Signor, questo è pur troppo fallo,
ch’un giovene inesperto a far periglio,
contra un sì forte e sì famoso Gallo
abbiate eletto in cosa di tal sorte,
che ‘l regno e l’onor d’Africa n’importe.

6
Non si lassi seguir questa battaglia,
che ne sarebbe in troppo detrimento.
Su Rodomonte sia, né ve ne caglia,
l’avere il patto rotto e ‘l giuramento.
Dimostri ognun come sua spada taglia:
poi ch’io ci sono, ognun di voi val cento. –
Poté questo parlar sì in Agramante,
che senza più pensar si cacciò inante.

7
Il creder d’aver seco il re d’Algieri
fece che si curò poco del patto;
e non avria di mille cavallieri
giunti in suo aiuto sì gran stima fatto.
Perciò lance abbassar, spronar destrieri
di qua di là veduto fu in un tratto.
Melissa, poi che con sue finte larve
la battaglia attaccò, subito sparve.

8
I duo campion che vedeno turbarsi
contra ogni accordo, contra ogni promessa,
senza più l’un con l’altro travagliarsi,
anzi ogni ingiuria avendosi rimessa,
fede si dàn né qua né là impacciarsi,
fin che la cosa non sia meglio espressa,
chi stato sia che i patti ha rotto inante,
o ‘l vecchio Carlo, o ‘l giovene Agramante.

9
E replican con nuovi giuramenti
d’esser nimici a chi mancò di fede.
Sozzopra se ne van tutte le genti:
chi porta inanzi e chi ritorna il piede.
Chi sia fra i vili, e chi tra i più valenti
in un atto medesimo si vede:
son tutti parimente al correr presti;
ma quei corrono inanzi, e indietro questi.

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