Footer menù

Testo del canto 37 (XXXVII) del poema Orlando Furioso

50
Al primo incontro credea porlo in terra,
portar la donna e la vittoria indietro:
ma ‘l cavallier, che mastro era di guerra,
l’osbergo gli spezzò come di vetro.
Venne la nuova al padre ne la terra,
che lo fe’ riportar sopra un ferètro;
e ritrovandol morto, con gran pianto
gli diè sepulcro agli antiqui avi a canto.

51
Né più però né manco si contese
l’albergo e l’accoglienza a questo e a quello,
perché non men Tanacro era cortese,
né meno era gentil di suo fratello.
L’anno medesmo di lontan paese
con la moglie un baron venne al castello,
a maraviglia egli gagliardo, ed ella,
quanto si possa dir, leggiadra e bella;

52
né men che bella, onesta e valorosa,
e degna veramente d’ogni loda:
il cavallier, di stirpe generosa,
di tanto ardir, quanto più d’altri s’oda.
E ben conviensi a tal valor, che cosa
di tanto prezzo e sì eccellente goda.
Olindro il cavallier da Lungavilla,
la donna nominata era Drusilla.

53
Non men di questa il giovene Tanacro
arse, che ‘l suo fratel di quella ardesse,
che gli fe’ gustar fine acerbo ed acro
del desiderio ingiusto ch’in lei messe.
Non men di lui di violar del sacro
e santo ospizio ogni ragione ellesse,
più tosto che patir che ‘l duro e forte
nuovo desir lo conducesse a morte.

54
Ma perch’avea dinanzi agli occhi il tema
del suo fratel che n’era stato morto,
pensa di torla in guisa, che non tema
ch’Olindro s’abbia a vendicar del torto.
Tosto s’estingue in lui, non pur si scema
quella virtù su che solea star sorto;
ché non lo sommergean dei vizi l’acque,
de le quai sempre al fondo il padre giacque.

55
Con gran silenzio fece quella notte
seco raccor da vent’uomini armati;
e lontan dal castel, fra certe grotte
che si trovan tra via, messe gli aguati.
Quivi ad Olindro il dì le strade rotte,
e chiusi i passi fur da tutti i lati;
e ben che fe’ lunga difesa e molta,
pur la moglie e la vita gli fu tolta.

56
Ucciso Olindro, ne menò captiva
la bella donna, addolorata in guisa,
ch’a patto alcun restar non volea viva,
e di grazia chiedea d’essere uccisa.
Per morir si gittò giù d’una riva
che vi trovò sopra un vallone assisa;
e non poté morir, ma con la testa
rotta rimase, e tutta fiacca e pesta.

57
Altrimente Tanacro riportarla
a casa non poté che s’una bara.
Fece con diligenza medicarla;
che perder non volea preda sì cara.
E mentre che s’indugia a risanarla,
di celebrar le nozze si prepara:
ch’aver sì bella donna e sì pudica
debbe nome di moglie, e non d’amica.

58
Non pensa altro Tanacro, altro non brama,
d’altro non cura, e d’altro mai non parla.
Si vede averla offesa, e se ne chiama
in colpa, e ciò che può, fa d’emendarla.
Ma tutto è invano: quanto egli più l’ama,
quanto più s’affatica di placarla,
tant’ella odia più lui, tanto è più forte,
tanto è più ferma in voler porlo a morte.

59
Ma non però quest’odio così ammorza
la conoscenza in lei, che non comprenda
che, se vuol far quanto disegna, è forza
che simuli, ed occulte insidie tenda;
e che ‘l desir sotto contraria scorza
(il quale è sol come Tanacro offenda)
veder gli faccia; e che si mostri tolta
dal primo amore, e tutto a lui rivolta.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web