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Testo del canto 37 (XXXVII) del poema Orlando Furioso

110
Come torrente che superbo faccia
lunga pioggia talvolta o nievi sciolte,
va ruinoso, e giù da’ monti caccia
gli arbori e i sassi e i campi e le ricolte;
vien tempo poi, che l’orgogliosa faccia
gli cade, e sì le forze gli son tolte,
ch’un fanciullo, una femina per tutto
passar lo puote, e spesso a piede asciutto:

111
così già fu che Marganorre intorno
fece tremar, dovunque udiasi il nome;
or venuto è chi gli ha spezzato il corno
di tanto orgoglio, e sì le forze dome,
che gli puon far sin a’ bambini scorno,
chi pelargli la barba e chi le chiome.
Quindi Ruggiero e le donzelle il passo
alla rocca voltar, ch’era sul sasso.

112
La diè senza contrasto in poter loro
chi v’era dentro, e così i ricchi arnesi,
ch’in parte messi a sacco, in parte foro
dati ad Ullania ed a’ compagni offesi.
Ricovrato vi fu lo scudo d’oro,
e quei tre re ch’avea il tiranno presi,
li quai venendo quivi, come parmi
d’avervi detto, erano a piè senz’armi;

113
perché dal dì che fur tolti di sella
da Bradamante, a piè sempre eran iti
senz’arme, in compagnia de la donzella
la qual venìa da sì lontani liti.
Non so se meglio o peggio fu di quella,
che di lor armi non fusson guerniti.
Era ben meglio esser da lor difesa;
ma peggio assai, se ne perdean l’impresa:

114
perché stata saria, com’eran tutte
quelle ch’armate avean seco le scorte,
al cimitero misere condutte
dei due fratelli, e in sacrificio morte.
Gli è pur men che morir, mostrar le brutte
e disoneste parti, duro e forte;
e sempre questo e ogn’altro obbrobrio amorza
il poter dir che le sia fatto a forza.

115
Prima ch’indi si partan le guerriere,
fan venir gli abitanti a giuramento,
che daranno i mariti alle mogliere
de la terra e del tutto il reggimento;
e castigato con pene severe
sarà chi contrastare abbia ardimento.
In somma quel ch’altrove è del marito,
che sia qui de la moglie è statuito.

116
Poi si feccion promettere ch’a quanti
mai verrian quivi, non darian ricetto,
o fosson cavallieri, o fosson fanti,
né ‘ntrar li lascerian pur sotto un tetto,
se per Dio non giurassino e per santi,
o s’altro giuramento v’è più stretto,
che sarian sempre de le donne amici,
e dei nimici lor sempre nimici;

117
e s’avranno in quel tempo, e se saranno,
tardi o più tosto, mai per aver moglie,
che sempre a quelle sudditi saranno,
e ubbidienti a tutte le lor voglie.
Tornar Marfisa, prima ch’esca l’anno,
disse, e che perdan gli arbori le foglie;
e se la legge in uso non trovasse,
fuoco e ruina il borgo s’aspettasse.

118
Né quindi si partir, che de l’immondo
luogo dov’era, fer Drusilla torre,
e col marito in uno avel, secondo
ch’ivi potean più riccamente porre.
La vecchia facea intanto rubicondo
con lo stimulo il dosso a Marganorre:
sol si dolea di non aver tal lena,
che potesse non dar triegua alla pena.

119
L’animose guerriere a lato un tempio
videno quivi una colonna in piazza,
ne la qual fatt’avea quel tiranno empio
scriver la legge sua crudele e pazza.
Elle, imitando d’un trofeo l’esempio,
lo scudo v’attaccaro e la corazza
di Marganorre e l’elmo; e scriver fenno
la legge appresso, ch’esse al loco denno.

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