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Testo del canto 33 (XXXIII) del poema Orlando Furioso

90
Seguendo, si partir da la fontana,
l’erbe novellamente in terra peste.
Molto da lor Baiardo s’allontana,
ch’ebbon le piante in seguir lui mal preste.
Gradasso, che non lungi avea l’alfana,
sopra vi salse, e per quelle foreste
molto lontano il paladin lasciosse,
tristo e peggio contento che mai fosse.

91
Rinaldo perdé l’orme in pochi passi
del suo destrier, che fe’ strano viaggio;
ch’andò rivi cercando, arbori e sassi,
il più spinoso luogo, il più selvaggio,
acciò che da quella ugna si celassi,
che cadendo dal ciel gli facea oltraggio.
Rinaldo, dopo la fatica vana,
ritornò ad aspettarlo alla fontana,

92
se da Gradasso vi fosse condutto,
sì come tra lor dianzi si convenne.
Ma poi che far si vide poco frutto,
dolente e a piedi in campo se ne venne.
Or torniamo a quell’altro, al quale in tutto
diverso da Rinaldo il caso avvenne.
Non per ragion, ma per suo gran destino
sentì anitrire il buon destrier vicino;

93
e lo trovò ne la spelonca cava,
da l’avuta paura anco sì oppresso,
ch’uscire allo scoperto non osava:
perciò l’ha in suo potere il pagan messo.
Ben de la convenzion si raccordava,
ch’alla fonte tornar dovea con esso;
ma non è più disposto d’osservarla,
e così in mente sua tacito parla:

94
– Abbial chi aver lo vuol con lite e guerra:
io d’averlo con pace più disio.
Da l’uno all’altro capo de la terra
già venni, e sol per far Baiardo mio.
Or ch’io l’ho in mano, ben vaneggia ed erra
chi crede che depor lo volesse io.
Se Rinaldo lo vuol, non disconviene,
come io già in Francia, or s’egli in India viene.

95
Non men sicura a lui fia Sericana,
che già due volte Francia a me sia stata. –
Così dicendo, per la via più piana
ne venne in Arli, e vi trovò l’armata;
e quindi con Baiardo e Durindana
si partì sopra una galea spalmata.
Ma questo a un’altra volta; ch’or Gradasso,
Rinaldo e tutta Francia a dietro lasso.

96
Voglio Astolfo seguir, ch’a sella e a morso,
a uso facea andar di palafreno
l’ippogrifo per l’aria a sì gran corso,
che l’aquila e il falcon vola assai meno.
Poi che de’ Galli ebbe il paese scorso
da un mare a l’altro e da Pirene al Reno,
tornò verso ponente alla montagna
che separa la Francia da la Spagna.

97
Passò in Navarra, ed indi in Aragona,
lasciando a chi ‘l vedea gran maraviglia.
Restò lungi a sinistra Taracona,
Biscaglia a destra, ed arrivò in Castiglia.
Vide Gallizia e ‘l regno d’Ulisbona,
poi volse il corso a Cordova e Siviglia;
né lasciò presso al mar né fra campagna
città, che non vedesse tutta Spagna.

98
Vide le Gade e la meta che pose
ai primi naviganti Ercole invitto.
Per l’Africa vagar poi si dispose
dal mar d’Atlante ai termini d’Egitto.
Vide le Baleariche famose,
e vide Eviza appresso al camin dritto.
Poi volse il freno, e tornò verso Arzilla
sopra ‘l mar che da Spagna dipartilla.

99
Vide Marocco, Feza, Orano, Ippona,
Algier, Buzea, tutte città superbe,
c’hanno d’altre città tutte corona,
corona d’oro, e non di fronde o d’erbe.
Verso Biserta e Tunigi poi sprona:
vide Capisse e l’isola d’Alzerbe
e Tripoli e Bernicche e Tolomitta,
sin dove il Nilo in Asia si tragitta.

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