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Testo del canto 32 (XXXII) del poema Orlando Furioso

70
Rispose quel, ch’era occupato il loco
da donne e da guerrier che venner dianzi,
e stavano aspettando intorno al fuoco
che posta fosse lor la cena inanzi.
– Per lor non credo l’avrà fatta il cuoco,
s’ella v’è ancor, né l’han mangiata inanzi
(disse la donna): or va, che qui gli attendo;
che so l’usanza, e di servarla intendo.-

71
Parte la guardia, e porta l’imbasciata
là dove i cavallier stanno a grand’agio,
la qual non poté lor troppo esser grata,
ch’all’aer li fa uscir freddo e malvagio;
ed era una gran pioggia incomminciata.
Si levan pure, e piglian l’arme adagio:
restano gli altri; e quei non troppo in fretta
escono insieme ove la donna aspetta.

72
Eran tre cavallier che valean tanto,
che pochi al mondo valean più di loro;
ed eran quei che ‘l dì medesmo a canto
veduti a quella messaggiera foro;
quei ch’in Islanda s’avean dato vanto
di Francia riportar lo scudo d’oro:
e perché avean meglio i cavalli punti,
prima di Bradamante eran giunti.

73
Di loro in arme pochi erano migliori,
ma di quei pochi ella sarà ben l’una;
ch’a nessun patto rimaner di fuori
quella notte intendea molle e digiuna.
Quei dentro alle finestre e ai corridori
miran la giostra al lume de la luna,
che mal grado de’ nugoli lo spande
e fa veder, ben che la pioggia è grande.

74
Come s’allegra un bene acceso amante
ch’ai dolci furti per entrar si trova,
quando al fin senta dopo indugie tante,
che ‘l taciturno chiavistel si muova;
così volontarosa Bradamante
di far di sé coi cavallieri prova,
s’allegrò quando udì le porte aprire,
calare il ponte, e fuor li vide uscire.

75
Tosto che fuor del ponte i guerrier vede
uscire insieme o con poco intervallo,
si volge a pigliar campo, e di poi riede
cacciando a tutta briglia il buon cavallo,
e la lancia arrestando, che le diede
il suo cugin, che non si corre in fallo,
che fuor di sella è forza che trabocchi,
se fosse Marte, ogni guerrier che tocchi.

76
Il re di Svezia, che primier si mosse,
fu primier anco a riversciarsi al piano:
con tanta forza l’elmo gli percosse
l’asta che mai non fu abbassata invano.
Poi corse il re di Gotia, e ritrovosse
coi piedi in aria al suo destrier lontano.
Rimase il terzo sottosopra volto,
ne l’acqua e nel pantan mezzo sepolto.

77
Tosto ch’ella ai tre colpi tutti gli ebbe
fatto andar coi piedi alti e i capi bassi,
alla rocca ne va, dove aver debbe
la notte albergo; ma prima che passi,
v’è chi la fa giurar che n’uscirebbe,
sempre ch’a giostrar fuori altri chiamassi.
Il signor de là dentro, che ‘l valore
ben n’ha veduto, le fa grande onore.

78
Così le fa la donna che venuta
era con quegli tre quivi la sera,
come io dicea, da l’Isola Perduta,
mandata al re di Francia messaggiera.
Cortesemente a lei che la saluta,
sì come graziosa e affabil era,
si leva incontra, e con faccia serena
piglia per mano, e seco al fuoco mena.

79
La donna, cominciando a disarmarsi,
s’avea lo scudo e dipoi l’elmo tratto;
quando una cuffia d’oro, in che celarsi
soleano i capei lunghi e star di piatto,
uscì con l’elmo; onde caderon sparsi
giù per le spalle, e la scopriro a un tratto
e la feron conoscer per donzella,
non men che fiera in arme, in viso bella.

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