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Testo del canto 32 (XXXII) del poema Orlando Furioso

50
Lasciati avea i Cadurci e la cittade
di Caorse alle spalle, e tutto ‘l monte
ove nasce Dordona, e le contrade
scopria di Monferrante e di Clarmonte,
quando venir per le medesme strade
vide una donna di benigna fronte,
ch’uno scudo all’arcione avea attaccato;
e le venian tre cavallieri a lato.

51
Altre donne e scudier venivano anco,
qual dietro e qual dinanzi, in lunga schiera.
Domandò ad un che le passò da fianco,
la figlia d’Amon, chi la donna era;
e quel le disse: – Al re del popul franco
questa donna, mandata messaggera
fin di là dal polo artico, è venuta
per lungo mar da l’Isola Perduta.

52
Altri Perduta, altri ha nomata Islanda
l’isola, donde la regina d’essa,
di beltà sopra ogni beltà miranda,
dal ciel non mai, se non a lei, concessa,
lo scudo che vedete, a Carlo manda;
ma ben con patto e condizione espressa,
ch’al miglior cavallier lo dia, secondo
il suo parer, ch’oggi si trovi al mondo.

53
Ella, come si stima, e come in vero
è la più bella donna che mai fosse,
così vorria trovare un cavalliero
che sopra ogn’altro avesse ardire e posse:
perché fondato e fisso è il suo pensiero,
da non cader per centomila scosse,
che sol chi terrà in arme il primo onore,
abbia d’esser suo amante e suo signore.

54
Spera ch’in Francia, alla famosa corte
di Carlo Magno, il cavallier si trove,
che d’esser più d’ogn’altro ardito e forte
abbia fatto veder con mille prove.
I tre che son con lei come sue scorte,
re sono tutti, e dirovvi anco dove:
uno in Svezia, uno in Gotia, in Norvegia uno,
che pochi pari in arme hanno o nessuno.

55
Questi tre, la cui terra non vicina,
ma men lontana è all’Isola Perduta
(detta così, perché quella marina
da pochi naviganti è conosciuta),
erano amanti, e son, de la regina,
e a gara per moglier l’hanno voluta;
e per aggradir lei, cose fatt’hanno,
che, fin che giri il ciel, dette saranno.

56
Ma né questi ella, né alcun altro vuole,
ch’al mondo in arme esser non creda il primo.
– Ch’abbiate fatto prove (lor dir suole)
in questi luoghi appresso, poco istimo;
e s’un di voi, qual fra le stelle il sole,
fra gli altri duo sarà, ben lo sublimo:
ma non però che tenga il vanto parme
del miglior cavallier ch’oggi port’arme.

57
A Carlo Magno, il quale io stimo e onoro
pel più savio signor ch’al mondo sia,
son per mandare un ricco scudo d’oro,
con patto e condizion ch’esso lo dia
al cavalliero il quale abbia fra loro
il vanto e il primo onor di gagliardia.
Sia il cavalliero o suo vasallo o d’altri,
il parer di quel re vo’ che mi scaltri.

58
Se, poi che Carlo avrà lo scudo avuto,
e l’avrà dato a quel sì ardito e forte,
che d’ogn’altro migliore abbia creduto,
che ‘n sua si trovi o in alcun’altra corte,
uno di voi sarà, che con l’aiuto
di sua virtù lo scudo mi riporte;
porrò in quello ogni amore, ogni disio,
e quel sarà il marito e ‘l signor mio. –

59
Queste parole han qui fatto venire
questi tre re dal mar tanto discosto,
che riportarne lo scudo, o morire
per man di chi l’avrà, s’hanno proposto. –
Ste’ molto attenta Bradamante a udire
quanto le fu da lo scudier risposto;
il qual poi l’entrò inanzi, e così punse
il suo cavallo, che i compagni giunse.

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