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Testo del canto 32 (XXXII) del poema Orlando Furioso

90
E quando a Clodion dormire incresca
solo alla frasca, e compagnia domandi,
una giovane ho meco bella e fresca,
non però di bellezze così grandi.
Questa sarò contento che fuor esca,
e ch’ubbidisca a tutti i suoi comandi;
ma la più bella mi par dritto e giusto
che stia con quel di noi ch’è più robusto. –

91
Escluso Clodione e malcontento,
andò sbuffando tutta notte in volta,
come s’a quei che ne l’alloggiamento
dormiano ad agio, fêsse egli l’ascolta;
e molto più che del freddo e del vento,
si dolea de la donna che gli è tolta.
La mattina Tristano a cui ne ‘ncrebbe,
gli la rendé, donde il dolor fin ebbe:

92
perché gli disse, e lo fe’ chiaro e certo,
che qual trovolla, tal gli la rendea;
e ben che degno era d’ogni onta in merto
de la discortesia ch’usata avea,
pur contentar d’averlo allo scoperto
fatto star tutta notte si volea:
né l’escusa accettò, che fosse Amore
stato cagion di così grave errore;

93
ch’Amor de’ far gentile un cor villano,
e non far d’un gentil contrario effetto.
Partito che si fu di qui Tristano,
Clodion non ste’ molto a mutar tetto;
ma prima consegnò la rocca in mano
a un cavallier, che molto gli era accetto,
con patto ch’egli e chi da lui venisse,
quest’uso in albergar sempre seguisse:

94
che ‘l cavallier ch’abbia maggior possanza,
e la donna beltà, sempre ci alloggi;
e chi vinto riman, voti la stanza,
dorma sul prato, o altrove scenda e poggi.
E finalmente ci fe’ por l’usanza
che vedete durar fin al dì d’oggi. –
Or, mentre il cavallier questo dicea,
lo scalco por la mensa fatto avea.

95
Fatto l’avea ne la gran sala porre,
di che non era al mondo la più bella;
indi con torchi accesi venne a torre
le belle donne, e le condusse in quella.
Bradamante, all’entrar, con gli occhi scorre,
e similmente fa l’altra donzella;
e tutte piene le superbe mura
veggon di nobilissima pittura.

96
Di sì belle figure è adorno il loco,
che per mirarle oblian la cena quasi,
ancor che ai corpi non bisogni poco,
pel travaglio del dì lassi rimasi,
e lo scalco si doglia e doglia il coco,
che i cibi lascin raffreddar nei vasi.
Pur fu chi disse: – Meglio fia che voi
pasciate prima il ventre, e gli occhi poi. –

97
S’erano assisi, e porre alle vivande
voleano man, quando il signor s’avide
che l’alloggiar due donne è un error grande:
l’una ha da star, l’altra convien che snide.
Stia la più bella, e la men fuor si mande,
dove la pioggia bagna e ‘l vento stride.
Perché non vi son giunte amendue a un’ora,
l’una ha a partire, e l’altra a far dimora.

98
Chiama duo vecchi, e chiama alcune sue
donne di casa, a tal giudizio buone;
e le donzelle mira, e di lor due
chi la più bella sia, fa paragone.
Finalmente parer di tutti fue
ch’era più bella la figlia d’Amone;
e non men di beltà l’altra vincea,
che di valore i guerrier vinti avea.

99
Alla donna d’Islanda, che non sanza
molta sospizion stava di questo,
il signor disse: – Che serviàn l’usanza,
non v’ha, donna, a parer se non onesto.
A voi convien procacciar d’altra stanza,
quando a noi tutti è chiaro e manifesto
che costei di bellezze e di sembianti,
ancor ch’inculta sia, vi passa inanti. –

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