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Testo del canto 31 (XXXI) del poema Orlando Furioso

50
Tutta la gente alloggiar fece al bosco,
e quivi la posò per tutto ‘l giorno;
ma poi che ‘l sol, lasciando il mondo fosco,
alla nutrice antiqua fe’ ritorno,
ed orsi e capre e serpi senza tosco
e l’altre fere ebbeno il cielo adorno,
che state erano ascose al maggior lampo,
mosse Rinaldo il taciturno campo:

51
e venne con Grifon, con Aquilante,
con Vivian, con Alardo e con Guidone,
con Sansonetto, agli altri un miglio inante,
a cheti passi e senza alcun sermone.
Trovò dormir l’ascolta d’Agramante:
tutta l’uccise, e non ne fe’ un prigione.
Indi arrivò tra l’altra gente Mora,
che non fu visto né sentito ancora.

52
Del campo d’infedeli a prima giunta
la ritrovata guardia all’improviso
lasciò Rinaldo sì rotta e consunta,
ch’un sol non ne restò, se non ucciso.
Spezzata che lor fu la prima punta,
i Saracin non l’avean più da riso,
che sonnolenti, timidi ed inermi,
poteano a tai guerrier far pochi schermi.

53
Fece Rinaldo per maggior spavento
dei Saracini, al mover de l’assalto,
a trombe e a corni dar subito vento,
e, gridando, il suo nome alzar in alto.
Spinse Baiardo, e quel non parve lento;
che dentro all’alte sbarre entrò d’un salto,
e versò cavallier, pestò pedoni,
ed atterrò trabacche e padiglioni.

54
Non fu sì ardito tra il popul pagano,
a cui non s’arricciassero le chiome,
quando sentì Rinaldo e Montalbano
sonar per l’aria, il formidato nome.
Fugge col campo d’Africa l’ispano,
né perde tempo a caricar le some;
ch’aspettar quella furia più non vuole,
ch’aver provata anco si piagne e duole.

55
Guidon lo segue, e non fa men di lui;
né men fanno i duo figli d’Oliviero,
Alardo e Ricciardetto, e gli altri dui:
col brando Sansonetto apre il sentiero:
Aldigiero e Vivian provar altrui
fan quanto in arme l’uno e l’altro è fiero.
Così fa ognun che segue lo stendardo
di Chiaramonte, da guerrier gagliardo.

56
Settecento con lui tenea Rinaldo
in Montalbano e intorno a quelle ville,
usati a portar l’arme al freddo e al caldo,
non già più rei dei Mirmidon d’Achille.
Ciascun d’essi al bisogno era sì saldo,
che cento insieme non fuggian per mille;
e se ne potean molti sceglier fuori,
che d’alcun dei famosi eran migliori.

57
E se Rinaldo ben non era molto
ricco né di città né di tesoro,
facea sì con parole e con buon volto,
e ciò ch’avea partendo ognor con loro,
ch’un di quel numer mai non gli fu tolto
per offerire altrui più somma d’oro.
Questi da Montalban mai non rimuove,
se non lo stringe un gran bisogno altrove.

58
Ed or, perch’abbia il Magno Carlo aiuto,
lasciò con poca guardia il suo castello.
Tra gli African questo drappel venuto,
questo drappel del cui valor favello,
ne fece quel che del gregge lanuto
sul falanteo Galeso il lupo fello,
o quel che soglia, del barbato, appresso
il barbaro Cinifio, il leon spesso.

59
Carlo, ch’aviso da Rinaldo avuto
avea che presso era a Parigi giunto,
e che la notte il campo sproveduto
volea assalir, stato era in arme e in punto;
e quando bisognò, venne in aiuto
coi paladini; e ai paladini aggiunto
avea il figliol del ricco Monodante,
di Fiordiligi il fido e saggio amante;

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