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Testo del canto 31 (XXXI) del poema Orlando Furioso

40
Gli avea riconosciuti egli non manco;
però che quelli sempre erano usati,
l’un tutto nero, e l’altro tutto bianco
vestir su l’arme, e molto andare ornati.
Da l’altra parte essi conobbero anco
e salutar Guidon, Rinaldo e i frati;
ed abbracciar Rinaldo come amico,
messo da parte ogni lor odio antico.

41
S’ebbero un tempo in urta e in gran dispetto
per Truffaldin, che fôra lungo a dire;
ma quivi insieme con fraterno affetto
s’accarezzar, tutte obliando l’ire.
Rinaldo poi si volse a Sansonetto,
ch’era tardato un poco più a venire,
e lo raccolse col debito onore,
a pieno istrutto del suo gran valore.

42
Tosto che la donzella più vicino
vide Rinaldo, e conosciuto l’ebbe
(ch’avea notizia d’ogni paladino),
gli disse una novella che gl’increbbe;
e cominciò: – Signore, il tuo cugino,
a cui la Chiesa e l’alto Imperio debbe,
quel già sì saggio ed onorato Orlando,
è fatto stolto, e va pel mondo errando.

43
Onde causato così strano e rio
accidente gli sia, non so narrarte.
La sua spada e l’altr’arme ho vedute io,
che per li campi avea gittate e sparte;
e vidi un cavallier cortese e pio
che le andò raccogliendo da ogni parte,
e poi di tutte quelle un arbuscello
fe’, a guisa di trofeo, pomposo e bello.

44
Ma la spada ne fu tosto levata
dal figliuol d’Agricane il dì medesmo.
Tu pòi considerar quanto sia stata
gran perdita alla gente del battesmo
l’essere un’altra volta ritornata
Durindana in poter del paganesmo.
Né Brigliadoro men, ch’errava sciolto
intorno all’arme, fu dal pagan tolto.

45
Son pochi dì ch’Orlando correr vidi
senza vergogna e senza senno, ignudo,
con urli spaventevoli e con gridi:
ch’è fatto pazzo in somma ti conchiudo;
e non avrei, fuor ch’a questi occhi fidi,
creduto mai sì acerbo caso e crudo. –
Poi narrò che lo vide giù dal ponte
abbracciato cader con Rodomonte.

46
– A qualunque io non creda esser nimico
d’Orlando (soggiungea) di ciò favello,
acciò ch’alcun di tanti a ch’io lo dico,
mosso a pietà del caso strano e fello,
cerchi o a Parigi o in altro luogo amico
ridurlo, fin che si purghi il cervello.
Ben so, se Brandimarte n’avrà nuova,
sarà per farne ogni possibil prova. –

47
Era costei la bella Fiordiligi,
più cara a Brandimarte che se stesso,
la qual, per lui trovar, venìa a Parigi:
e de la spada ella suggiunse appresso,
che discordia e contesa e gran litigi
tra il Sericano e l’ Tartaro avea messo;
e ch’avuta l’avea, poi fu casso,
di vita Mandricardo, al fin Gradasso.

48
Di così strano e misero accidente
Rinaldo senza fin si lagna e duole;
né il core intenerir men se ne sente,
che soglia intenerirsi il ghiaccio al sole:
e con disposta ed immutabil mente,
ovunque Orlando sia, cercar lo vuole,
con speme, poi che ritrovato l’abbia,
di farlo risanar di quella rabbia.

49
Ma già lo stuolo avendo fatto unire,
sia volontà del cielo o sia aventura,
vuol fare i Saracin prima fuggire,
e liberar le parigine mura.
Ma consiglia l’assalto differire,
che vi par gran vantaggio, a notte scura,
ne la terza vigilia o ne la quarta,
ch’avrà l’acqua di Lete il Sonno sparta.

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