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Testo del canto 31 (XXXI) del poema Orlando Furioso

30
Guidon, che questo esser Rinaldo udio,
famoso sopra ogni famoso duce,
ch’avuto avea più di veder disio,
che non ha il cieco la perduta luce,
con molto gaudio disse: – O signor mio,
qual fortuna a combatter mi conduce
con voi, che lungamente ho amato ed amo,
e sopra tutto il mondo onorar bramo?

31
Mi partorì Costanza ne le estreme
ripe del mar Eusino: io son Guidone,
concetto de lo illustre inclito seme,
come ancor voi, del generoso Amone.
Di voi vedere e gli altri nostri insieme
il desiderio è del venir cagione;
e dove mia intenzion fu d’onorarvi,
mi veggo esser venuto a ingiuriarvi.

32
Ma scusimi apo voi d’un error tanto,
ch’io non ho voi né gli altri conosciuto;
e s’emendar si può, ditemi quanto
far debbo, ch’in ciò far nulla rifiuto. –
Poi che si fu da questo e da quel canto
de’ complessi iterati al fin venuto,
rispose a lui Rinaldo: – Non vi caglia
meco scusarvi più de la battaglia:

33
che per certificarne che voi sète
di nostra antiqua stirpe un vero ramo,
dar miglior testimonio non potete,
che ‘l gran valor ch’in voi chiaro proviamo.
Se più pacifiche erano e quiete
vostre maniere, mal vi credevamo;
che la damma non genera il leone,
né le colombe l’aquila o il falcone. –

34
Non, per andar, di ragionar lasciando,
non di seguir, per ragionar, lor via,
vennero ai padiglioni; ove narrando
il buon Rinaldo alla sua compagnia
che questo era Guidon, che disiando
veder, tanto aspettato aveano pria,
molto gaudio apportò ne le sue squadre;
e parve a tutti assimigliarsi al padre.

35
Non dirò l’accoglienze che gli fero
Alardo, Ricciardetto e gli altri dui;
che gli fece Viviano ed Aldigiero,
e Malagigi, frati e cugin sui;
ch’ogni signor gli fece e cavalliero;
ciò ch’egli disse a loro, ed essi a lui:
ma vi concluderò che finalmente
fu ben veduto da tutta la gente.

36
Caro Guidone a’ suoi fratelli stato
credo sarebbe in ogni tempo assai;
ma lor fu al gran bisogno ora più grato,
ch’esser potesse in altro tempo mai.
Poscia che ‘l nuovo sole incoronato
del mare uscì di luminosi rai,
Guidon coi frati e coi parenti in schiera
se ne tornò sotto la lor bandiera.

37
Tanto un giorno ed un altro se n’andaro,
che di Parigi alle assediate porte
a men di dieci miglia s’accostaro
in ripa a Senna; ove per buona sorte
Grifone ed Aquilante ritrovaro,
i duo guerrier da l’armatura forte:
Grifone il bianco ed Aquilante il nero,
che partorì Gismonda d’Oliviero.

38
Con essi ragionava una donzella,
non già di vil condizione in vista,
che di sciamito bianco la gonnella
fregiata intorno avea d’aurata lista;
molto leggiadra in apparenza e bella,
fosse quantunque lacrimosa e trista:
e mostrava ne’ gesti e nel sembiante
di cosa ragionar molto importante.

39
Conobbe i cavallier, come essi lui,
Guidon, che fu con lor pochi dì inanzi;
ed a Rinaldo disse: – Eccovi dui
a cui van pochi di valore inanzi;
e se per Carlo ne verran con nui,
non ne staranno i Saracini inanzi. –
Rinaldo di Guidon conferma il detto,
che l’uno e l’altro era guerrier perfetto.

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