Footer menù

Testo del canto 31 (XXXI) del poema Orlando Furioso

10
però che lui sotto la vista offese
di tanto colpo il cavalliero istrano,
che lo levò di sella, e lo distese
più di due lance al suo destrier lontano.
Di vendicarlo incontinente prese
l’assunto Alardo, e ritrovossi al piano
stordito e male acconcio: sì fu crudo
lo scontro fier, che gli spezzò lo scudo.

11
Guicciardo pone incontinente in resta
l’asta, che vede i duo germani in terra,
ben che Rinaldo gridi: – Resta, resta;
che mia convien che sia la terza guerra: –
ma l’elmo ancor non ha allacciato in testa
sì che Guicciardo al corso si disserra;
né più degli altri si seppe tenere,
e ritrovossi subito a giacere.

12
Vuol Ricciardo, Viviano e Malagigi,
e l’un prima de l’altro essere in giostra:
ma Rinaldo pon fine ai lor litigi;
ch’inanzi a tutti armato si dimostra,
dicendo loro: – È tempo ire a Parigi;
e saria troppo la tardanza nostra,
s’io volesse aspettar fin che ciascuno
di voi fosse abbattuto ad uno ad uno. –

13
Dissel tra sé, ma non che fosse inteso,
che saria stato agli altri ingiuria e scorno.
L’uno e l’altro del campo avea già preso,
e si faceano incontra aspro ritorno.
Non fu Rinaldo per terra disteso,
che valea tutti gli altri ch’avea intorno;
le lance si fiaccar, come di vetro,
né i cavallier si piegar oncia a dietro.

14
L’uno e l’altro cavallo in guisa urtosse,
che gli fu forza in terra a por le groppe.
Baiardo immantinente ridrizzosse,
tanto ch’a pena il correre interroppe.
Sinistramente sì l’altro percosse,
che la spalla e la schena insieme roppe.
Il cavallier che ‘l destrier morto vede,
lascia le staffe ed è subito in piede.

15
Ed al figlio d’Amon, che già rivolto
tornava a lui con la man vota, disse:
– Signore, il buon destrier che tu m’hai tolto,
perché caro mi fu mentre che visse,
mi faria uscir del mio debito molto,
se così invendicato si morisse:
sì che vientene, e fa ciò che tu puoi,
perché battaglia esser convien tra noi. –

16
Disse Rinaldo a lui: – Se ‘l destrier morto,
e non altro ci de’ porre a battaglia,
un de’ miei ti darò, piglia conforto,
che men del tuo non crederò che vaglia. –
Colui soggiunse: – Tu sei malaccorto,
se creder vuoi che d’un destrier mi caglia.
Ma poi che non comprendi ciò ch’io voglio,
ti spiegherò più chiaramente il foglio.

17
Vo’ dir che mi parria commetter fallo,
se con la spada non ti provassi anco,
e non sapessi s’in quest’altro ballo
tu mi sia pari, o se più vali o manco.
Come ti piace, o scendi, o sta a cavallo:
pur che le man tu non ti tegna al fianco,
io son contento ogni vantaggio darti:
tanto alla spada bramo di provarti. –

18
Rinaldo molto non lo tenne in lunga,
e disse: – La battaglia ti prometto;
e perché tu sia ardito, e non ti punga
di questi c’ho d’intorno alcun sospetto,
andranno inanzi fin ch’io gli raggiunga;
né meco resterà fuor ch’un valletto
che mi tenga il cavallo: – e così disse
alla sua compagnia che se ne gisse.

19
La cortesia del paladin gagliardo
commendò molto il cavalliero estrano.
Smontò Rinaldo, e del destrier Baiardo
diede al valletto le redine in mano:
e poi che più non vede il suo stendardo,
il qual di lungo spazio è già lontano,
lo scudo imbraccia e stringe il brando fiero,
e sfida alla battaglia il cavalliero.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web