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Testo del canto 30 (XXX) del poema Orlando Furioso

80
Lesse la carta quattro volte e sei,
e volse ch’altretante l’imbasciata
replicata le fosse da colei
che l’una e l’altra avea quivi arrecata,
pur tuttavia piangendo: e crederei
che mai non si saria più racchetata,
se non avesse avuto pur conforto
di riveder il suo Ruggier di corto.

81
Termine a ritornar quindici o venti
giorni avea Ruggier tolto, ed affermato
l’avea ad Ippalca poi con giuramenti
da non temer che mai fosse mancato.
– Chi m’assicura, ohimè, degli accidenti
(ella dicea), c’han forza in ogni lato,
ma ne le guerre più, che non distorni
alcun tanto Ruggier, che più non torni?

82
Ohimè! Ruggiero, ohimè! chi arìa creduto
ch’avendoti amato io più di me stessa,
tu più di me, non ch’altri, ma potuto
abbi amar gente tua inimica espressa?
A chi opprimer dovresti, doni aiuto:
chi tu dovresti aitare, è da te oppressa.
Non so se biasmo o laude esser ti credi,
ch’al premiar e al punir sì poco vedi.

83
Fu morto da Troian (non so se ‘l sai)
il padre tuo; ma fin ai sassi il sanno:
e tu del figlio di Troian cura hai
che non riceva alcun disnor né danno.
È questa la vendetta che ne fai,
Ruggiero? e a quei che vendicato l’hanno,
rendi tal premio, che del sangue loro
me fai morir di strazio e di martoro? –

84
Dicea la donna al suo Ruggiero assente
queste parole ed altre, lacrimando,
non una sola volta, ma sovente.
Ippalca la venìa pur confortando,
che Ruggier servarebbe interamente
sua fede, e ch’ella l’aspettasse, quando
altro far non potea, fin a quel giorno
ch’avea Ruggier prescritto al suo ritorno.

85
I conforti d’Ippalca, e la speranza
che degli amanti suole esser compagna,
alla tema e al dolor tolgon possanza
di far che Bradamante ognora piagna;
in Montalban senza mutar mai stanza
voglion che fin al termine rimagna,
fino al promesso termine e giurato,
che poi fu da Ruggier male osservato.

86
Ma ch’egli alla promessa sua mancasse
non però debbe aver la colpa affatto;
ch’una causa ed un’altra sì lo trasse,
che gli fu forza preterire il patto.
Convenne che nel letto si colcasse,
e più d’un mese si stesse di piatto
in dubbio di morir, sì il dolor crebbe
dopo la pugna che col Tartaro ebbe.

87
L’innamorata giovane l’attese
tutto quel giorno e desiollo invano,
né mai ne seppe, fuor quanto ne ‘ntese
ora da Ippalca, e poi dal suo germano,
che le narrò che Ruggier lui difese,
e Malagigi liberò e Viviano.
Questa novella, ancor ch’avesse grata,
pur di qualche amarezza era turbata:

88
che di Marfisa in quel discorso udito
l’alto valore e le bellezze avea:
udì come Ruggier s’era partito
con esso lei, e che d’andar dicea
là dove con disagio in debol sito
malsicuro Agramante si tenea.
Sì degna compagnia la donna lauda
ma non che se n’allegri, o che l’applauda.

89
Né picciolo è il sospetto che la preme;
che se Marfisa è bella, come ha fama,
e che fin a quel dì sien giti insieme,
è maraviglia se Ruggier non l’ama.
Pur non vuol creder anco, e spera e teme:
e ‘l giorno che la può far lieta e grama,
misera aspetta; e sospirando stassi,
da Montalban mai non movendo i passi.

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