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Testo del canto 30 (XXX) del poema Orlando Furioso

70
Che dirò del favor, che de le tante
carezze e tante, affettuose e vere,
che fece a quel Ruggiero il re Agramante,
senza il qual dare al vento le bandiere,
né volse muover d’Africa le piante,
né senza lui si fidò in tante schiere?
Or che del re Agricane ha spento il seme,
prezza più lui, che tutto il mondo insieme.

71
Né di tal volontà gli uomini soli
eran verso Ruggier, ma le donne anco,
che d’Africa e di Spagna fra gli stuoli
eran venute al tenitorio franco.
E Doralice istessa, che con duoli
piangea l’amante suo pallido e bianco,
forse con l’altre ita sarebbe in schiera,
se di vergogna un duro fren non era.

72
Io dico forse, non ch’io ve l’accerti,
ma potrebbe esser stato di leggiero:
tal la bellezza e tali erano i merti,
i costumi e i sembianti di Ruggiero.
Ella, per quel che già ne siamo esperti,
sì facile era a variar pensiero,
che per non si veder priva d’amore,
avria potuto in Ruggier porre il core.

73
Per lei buono era vivo Mandricardo:
ma che ne volea far dopo la morte?
Proveder le convien d’un che gagliardo
sia notte e dì ne’ suoi bisogni, e forte.
Non era stato intanto a venir tardo
il più perito medico di corte,
che di Ruggier veduta ogni ferita,
già l’avea assicurato de la vita.

74
Con molta diligenza il re Agramante
fece colcar Ruggier ne le sue tende;
che notte e dì veder sel vuole inante:
sì l’ama, sì di lui cura si prende.
Lo scudo al letto e l’arme tutte quante,
che fur di Mandricardo, il re gli appende;
tutte le appende, eccetto Durindana,
che fu lasciata al re di Sericana.

75
Con l’arme l’altre spoglie a Ruggier sono
date di Mandricardo, e insieme dato
gli è Brigliador, quel destrier bello e buono,
che per furore Orlando avea lasciato.
Poi quello al re diede Ruggiero in dono,
che s’avide ch’assai gli saria grato.
Non più di questo; che tornar bisogna
a chi Ruggiero invan sospira e agogna.

76
Gli amorosi tormenti che sostenne
Bradamante aspettando, io v’ho da dire.
A Montalbano Ippalca a lei rivenne
e nuova le arrecò del suo desire.
Prima, di quanto di Frontin le avenne
con Rodomonte, l’ebbe a riferire;
poi di Ruggier, che ritrovò alla fonte
con Ricciardetto e’ frati d’Agrismonte:

77
e che con esso lei s’era partito
con speme di trovare il Saracino,
e punirlo di quanto avea fallito
d’aver tolto a una donna il suo Frontino;
e che ‘l disegno poi non gli era uscito,
perché diverso avea fatto il camino.
La cagione anco, perché non venisse
a Montalban Ruggier, tutta le disse;

78
e riferille le parole a pieno,
ch’in sua scusa Ruggier le avea commesse.
Poi si trasse la lettera di seno,
ch’egli le diè, perch’ella a lei la desse.
Con viso più turbato che sereno
prese la carta Bradamante, e lesse;
che, se non fosse la credenza stata
già di veder Ruggier, fôra più grata.

79
L’aver Ruggiero ella aspettato, e invece
di lui vedersi ora appagar d’un scritto,
del bel viso turbar l’aria le fece
di timor, di cordoglio e di despitto.
Baciò la carta diece volte e diece,
avendo a chi la scrisse il cor diritto.
Le lacrime vietar, che su vi sparse,
che con sospiri ardenti ella non l’arse.

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