Footer menù

Testo del canto 30 (XXX) del poema Orlando Furioso

60
Taglionne quanto ella ne prese, e insieme
lasciò ferito il Tartaro nel fianco,
che ‘l ciel bestemmia, e di tant’ira freme,
che ‘l tempestoso mare è orribil manco.
Or s’apparecchia a por le forze estreme:
lo scudo ove in azzurro è l’augel bianco,
vinto da sdegno, si gittò lontano,
e messe al brando e l’una e l’altra mano.

61
– Ah (disse a lui Ruggier), senza più basti
a mostrar che non merti quella insegna,
ch’or tu la getti, e dianzi la tagliasti;
né potrai dir mai più che ti convegna. –
Così dicendo, forza è che egli attasti
con quanta furia Durindana vegna;
che sì gli grava e sì gli pesa in fronte,
che più leggier potea cadervi un monte.

62
E per mezzo gli fende la visiera;
buon per lui che dal viso si discosta:
poi calò su l’arcion che ferrato era,
né lo difese averne doppia crosta:
giunse al fin su l’arnese, e come cera
l’aperse con la falda sopraposta;
e ferì gravemente ne la coscia
Ruggier, sì ch’assai stette a guarir poscia.

63
De l’un, come de l’altro, fatte rosse
il sangue l’arme avea con doppia riga;
tal che diverso era il parer, chi fosse
di lor, ch’avesse il meglio in quella briga.
Ma quel dubbio Ruggier tosto rimosse
con la spada che tanti ne castiga:
mena di punta, e drizza il colpo crudo
onde gittato avea colui lo scudo.

64
Fora de la corazza il lato manco,
e di venire al cor trova la strada,
che gli entra più d’un palmo sopra il fianco:
sì che convien che Mandricardo cada
d’ogni ragion che può ne l’augel bianco,
o che può aver ne la famosa spada;
e da la cara vita cada insieme,
che, più che spada e scudo, assai gli preme.

65
Non morì quel meschin senza vendetta;
ch’a quel medesmo tempo che fu colto,
la spada, poco sua, menò di fretta;
ed a Ruggier avria partito il volto,
se già Ruggier non gli avesse intercetta
prima la forza, e assai del vigor tolto:
di forza e di vigor troppo gli tolse
dianzi, che sotto il destro braccio il colse.

66
Da Mandricardo fu Ruggier percosso
nel punto ch’egli a lui tolse la vita;
tal ch’un cerchio di ferro, anco che grosso,
e una cuffia d’acciar ne fu partita.
Durindana tagliò cotenna ed osso,
e nel capo a Ruggiero entrò due dita.
Ruggier stordito in terra si riversa,
e di sangue un ruscel dal capo versa.

67
Il primo fu Ruggier, ch’andò per terra;
e dipoi stette l’altro a cader tanto,
che quasi crede ognun che de la guerra
riporti Mandricardo il pregio e il vanto:
e Doralice sua, che con gli altri erra,
e che quel dì più volte ha riso e pianto,
Dio ringraziò con mani al ciel supine,
ch’avesse avuta la pugna tal fine.

68
Ma poi ch’appare a manifesti segni
vivo chi vive, e senza vita il morto,
nei petti dei fautor mutano regni:
di là mestizia, e di qua vien conforto.
I re, i signori, i cavallier più degni,
con Ruggier ch’a fatica era risorto,
a rallegrarsi ed abbracciarsi vanno,
e gloria senza fine e onor gli danno.

69
Ognun s’allegra con Ruggiero, e sente
il medesmo nel cor, c’ha ne la bocca.
Sol Gradasso il pensiero ha differente
tutto da quel che fuor la lingua scocca:
mostra gaudio nel viso; e occultamente
del glorioso acquisto invidia il tocca;
e maledice o sia destino o caso,
il qual trasse Ruggier prima del vaso.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web