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Testo del canto 29 (XXIX) del poema Orlando Furioso

Parafrasi del canto XIX del poema Orlando Furioso

1
O degli uomini inferma e instabil mente!
come siàn presti a variar disegno!
Tutti i pensier mutamo facilmente,
più quei che nascon d’amoroso sdegno.
Io vidi dianzi il Saracin sì ardente
contra le donne, e passar tanto il segno,
che non che spegner l’odio, ma pensai
che non dovesse intiepidirlo mai.

2
Donne gentil, per quel ch’a biasmo vostro
parlò contra il dover, sì offeso sono,
che sin che col suo mal non gli dimostro
quanto abbia fatto error, non gli perdono.
Io farò sì con penna e con inchiostro,
ch’ognun vedrà che gli era utile e buono
aver taciuto, e mordersi anco poi
prima la lingua, che dir mal di voi.

3
Ma che parlò come ignorante e sciocco,
ve lo dimostra chiara esperienza.
Incontra tutte trasse fuor lo stocco
de l’ira, senza farvi differenza:
poi d’Issabella un sguardo sì l’ha tocco,
che subito gli fa mutar sentenza.
Già in cambio di quell’altra la disia,
l’ha vista a pena, e non sa ancor chi sia.

4
E come il nuovo amor lo punge e scalda,
muove alcune ragion di poco frutto,
per romper quella mente intera e salda
ch’ella avea fissa al Creator del tutto.
Ma l’eremita che l’è scudo e falda,
perché il casto pensier non sia distrutto,
con argumenti più validi e fermi,
quanto più può, le fa ripari e schermi.

5
Poi che l’empio pagan molto ha sofferto
con lunga noia quel monaco audace,
e che gli ha detto invan ch’al suo deserto
senza lei può tornar quando gli piace;
e che nuocer si vede a viso aperto,
e che seco non vuol triegua né pace:
la mano al mento con furor gli stese,
e tanto ne pelò, quanto ne prese.

6
E sì crebbe la furia, che nel collo
con man lo stringe a guisa di tanaglia;
e poi ch’una e due volte raggirollo,
da sé per l’aria e verso il mar lo scaglia.
Che n’avenisse, né dico né sollo:
varia fama è di lui, né si raguaglia.
Dice alcun che sì rotto a un sasso resta,
che ‘l piè non si discerne da la testa;

7
ed altri, ch’a cadere andò nel mare,
ch’era più di tre miglia indi lontano,
e che morì per non saper notare,
fatti assai prieghi e orazioni invano;
altri, ch’un santo lo venne aiutare,
lo trasse al lito con visibil mano.
Di queste, qual si vuol, la vera sia:
di lui non parla più l’istoria mia.

8
Rodomonte crudel, poi che levato
s’ebbe da canto il garrulo eremita,
si ritornò con viso men turbato
verso la donna mesta e sbigottita;
e col parlar ch’è fra gli amanti usato,
dicea ch’era il suo core e la sua vita
e ‘l suo conforto e la sua cara speme,
ed altri nomi tai che vanno insieme.

9
E si mostrò sì costumato allora,
che non le fece alcun segno di forza.
Il sembiante gentil che l’innamora,
l’usato orgoglio in lui spegne ed ammorza:
e ben che ‘l frutto trar ne possa fuora,
passar non però vuole oltre a la scorza;
che non gli par che potesse esser buono,
quando da lei non lo accettasse in dono.

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