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Testo del canto 25 (XXV) del poema Orlando Furioso

40
Non le seppe negar la mia sorella:
e così insieme ne vennero al loco,
dove la turba scelerata e fella
posto m’avria, se tu non v’eri, al fuoco.
Fece là dentro Fiordispina bella
la mia sirocchia accarezzar non poco:
e rivestita di feminil gonna,
conoscer fe’ a ciascun ch’ella era donna.

41
Però che conoscendo che nessuno
util traea da quel virile aspetto,
non le parve anco di voler ch’alcuno
biasmo di sé per questo fosse detto:
féllo anco, acciò che ‘l mal ch’avea da l’uno
virile abito, errando, già concetto,
ora con l’altro, discoprendo il vero,
provassi di cacciar fuor del pensiero.

42
Commune il letto ebbon la notte insieme,
ma molto differente ebbon riposo;
che l’una dorme, e l’altra piange e geme
che sempre il suo desir sia più focoso.
E se ‘l sonno talor gli occhi le preme,
quel breve sonno è tutto imaginoso:
le par veder che ‘l ciel l’abbia concesso
Bradamante cangiata in miglior sesso.

43
Come l’infermo acceso di gran sete,
s’in quella ingorda voglia s’addormenta,
nell’interrotta e turbida quiete,
d’ogn’acqua che mai vide si ramenta;
così a costei di far sue voglie liete
l’imagine del sonno rappresenta.
Si desta; e nel destar mette la mano,
e ritrova pur sempre il sogno vano.

44
Quanti prieghi la notte, quanti voti,
offerse al suo Macone e a tutti i dei,
che con miracoli apparenti e noti
mutassero in miglior sesso costei!
ma tutti vede andar d’effetto voti,
e forse ancora il ciel ridea di lei.
Passa la notte; e Febo il capo biondo
traea del mare, e dava luce al mondo.

45
Poi che ‘l dì venne e che lasciaro il letto,
a Fiordispina s’augumenta doglia;
che Bradamante ha del partir già detto,
ch’uscir di questo impaccio avea gran voglia.
La gentil donna un ottimo ginetto
in don da lei vuol che partendo toglia,
guernito d’oro, ed una sopravesta
che riccamente ha di sua man contesta.

46
Accompagnolla un pezzo Fiordispina,
poi fe’ piangendo al suo castel ritorno.
La mia sorella sì ratto camina,
che venne a Montalbano anco quel giorno.
Noi suoi fratelli e la madre meschina
tutti le siamo festeggiando intorno;
che di lei non sentendo, avuto forte
dubbio e tema avevàn de la sua morte.

47
Mirammo (al trar de l’elmo) al mozzo crine,
ch’intorno al capo prima s’avolgea;
così le sopraveste peregrine
ne fer meravigliar, ch’indosso avea.
Ed ella il tutto dal principio al fine
narronne, come dianzi io vi dicea:
come ferita fosse al bosco, e come
lasciasse, per guarir, le belle chiome;

48
e come poi dormendo in ripa all’acque,
la bella cacciatrice sopragiunse,
a cui la falsa sua sembianza piacque;
e come da la schiera la disgiunse.
Del lamento di lei poi nulla tacque,
che di pietade l’anima ci punse;
e come alloggiò seco, e tutto quello
che fece fin che ritornò al castello.

49
Di Fiordispina gran notizia ebb’io,
ch’in Siragozza e già la vidi in Francia,
e piacquer molto all’appetito mio
i suoi begli occhi e la polita guancia:
ma non lasciai fermarvisi il disio,
che l’amar senza speme è sogno e ciancia.
Or, quando in tal ampiezza mi si porge,
l’antiqua fiamma subito risorge.

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