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Testo del canto 25 (XXV) del poema Orlando Furioso

10
Per troppo ardir si sarà forse messa
del garzon condennato alla difesa;
e poi che mal la cosa l’è successa,
ne sarà stata, come io veggo, presa.
Deh perché tanta fretta, che con essa
io non potei trovarmi a questa impresa?
Ma Dio ringrazio che ci son venuto,
ch’a tempo ancora io potrò darle aiuto. –

11
E sanza più indugiar la spada stringe
(ch’avea all’altro castel rotta la lancia),
e adosso il vulgo inerme il destrier spinge
per lo petto, pei fianchi e per la pancia.
Mena la spada a cerco, ed a chi cinge
la fronte, a chi la gola, a chi la guancia.
Fugge il popul gridando; e la gran frotta
resta o sciancata o con la testa rotta.

12
Come stormo d’augei ch’in ripa a un stagno
vola sicuro e a sua pastura attende,
s’improviso dal ciel falcon grifagno
gli dà nel mezzo ed un ne batte o prende,
si sparge in fuga, ognun lascia il compagno,
e de lo scampo suo cura si prende;
così veduto avreste far costoro,
tosto che ‘l buon Ruggier diede fra loro.

13
A quattro o sei dai colli i capi netti
levò Ruggier, ch’indi a fuggir fur lenti;
ne divise altretanti infin ai petti,
fin agli occhi infiniti e fin ai denti.
Concederò che non trovasse elmetti,
ma ben di ferro assai cuffie lucenti:
e s’elmi fini anco vi fosser stati,
così gli avrebbe, o poco men, tagliati.

14
La forza di Ruggier non era quale
or si ritrovi in cavallier moderno,
né in orso né in leon né in animale
altro più fiero, o nostrale od esterno.
Forse il tremuoto le sarebbe uguale,
forse il Gran Diavol: non quel de lo ‘nferno,
ma quel del mio signor, che va col fuoco
ch’a cielo e a terra e a mar si fa dar loco.

15
D’ogni suo colpo mai non cadea manco
d’un uomo in terra, e le più volte un paio;
e quattro a un colpo e cinque n’uccise anco,
sì che si venne tosto al centinaio.
Tagliava il brando che trasse dal fianco,
come un tenero latte, il duro acciaio.
Falerina, per dar morte ad Orlando,
fe’ nel giardin d’Orgagna il crudel brando.

16
Averlo fatto poi ben le rincrebbe,
che ‘l suo giardin disfar vide con esso.
Che strazio dunque, che ruina debbe
far or ch’in man di tal guerriero è messo?
Se mai Ruggier furor, se mai forza ebbe,
se mai fu l’alto suo valore espresso,
qui l’ebbe, il pose qui, qui fu veduto,
sperando dare alla sua donna aiuto.

17
Qual fa la lepre contra i cani sciolti,
facea la turba contra lui riparo.
Quei che restaro uccisi, furo molti;
furo infiniti quei ch’in fuga andaro.
Avea la donna intanto i lacci tolti,
ch’ambe le mani al giovine legaro;
e come poté meglio, presto armollo,
gli diè una spada in mano e un scudo al collo.

18
Egli che molto è offeso, più che puote
si cerca vendicar di quella gente:
e quivi son sì le sue forze note,
che riputar si fa prode e valente.
Già avea attuffato le dorate ruote
il Sol ne la marina d’occidente,
quando Ruggier vittorioso e quello
giovine seco uscir fuor del castello.

19
Quando il garzon sicuro de la vita
con Ruggier si trovò fuor de le porte,
gli rendé molta grazia ed infinita
con gentil modi e con parole accorte,
che non lo conoscendo, a dargli aita
si fosse messo a rischio de la morte;
e pregò che ‘l suo nome gli dicesse,
per sapere a chi tanto obligo avesse.

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