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Testo del canto 25 (XXV) del poema Orlando Furioso

90
– Voglio (le soggiungea), quando vi piaccia,
l’assedio al mio signor levar d’intorno,
acciò che l’ignorante vulgo taccia,
il qual direbbe, a mia vergogna e scorno:
Ruggier, mentre Agramante ebbe bonaccia,
mai non l’abandonò notte né giorno;
or che Fortuna per Carlo si piega,
egli col vincitor l’insegna spiega.

91
Voglio quindici dì termine o venti,
tanto che comparir possa una volta,
sì che degli africani alloggiamenti
la grave ossedion per me sia tolta.
Intanto cercherò convenienti
cagioni, e che sian giuste, di dar volta.
Io vi domando per mio onor sol questo:
tutto poi vostro è di mia vita il resto. –

92
In simili parole si diffuse
Ruggier, che tutte non so dirvi a pieno;
e seguì con molt’altre, e non concluse
fin che non vide tutto il foglio pieno;
e poi piegò la lettera e la chiuse,
e suggellata se la pose in seno,
con speme che gli occorra il dì seguente
chi alla donna la dia secretamente.

93
Chiusa ch’ebbe la lettera, chiuse anco
gli occhi sul letto, e ritrovò quiete;
che ‘l Sonno venne, e sparse il corpo stanco
col ramo intinto nel liquor di Lete:
e posò fin ch’un nembo rosso e bianco
di fiori sparse le contrade liete
del lucido oriente d’ogn’intorno,
ed indi uscì de l’aureo albergo il giorno.

94
E poi ch’a salutar la nuova luce
pei verdi rami incominciar gli augelli,
Aldigier che voleva essere il duce
di Ruggiero e de l’altro, e guidar quelli
ove faccin che dati in mano al truce
Bertolagi non siano i duo fratelli,
fu ‘l primo in piede; e quando sentir lui,
del letto usciro anco quegli altri dui.

95
Poi che vestiti furo e bene armati,
coi duo cugin Ruggier si mette in via,
già molto indarno avendoli pregati
che questa impresa a lui tutta si dia;
ma essi, pel desir c’han de’ lor frati,
e perché lor parea discortesia,
steron negando più duri che sassi,
né consentiron mai che solo andassi.

96
Giunsero al loco il dì che si dovea
Malagigi mutar nei carriaggi.
Era un’ampla campagna che giacea
tutta scoperta agli apollinei raggi.
Quivi né allor né mirto si vedea,
né cipressi né frassini né faggi,
ma nuda ghiara, e qualche umil virgulto
non mai da marra o mai da vomer culto.

97
I tre guerrieri arditi si fermaro
dove un sentier fendea quella pianura;
e giunger quivi un cavallier miraro,
ch’avea d’oro fregiata l’armatura,
e per insegna in campo verde il raro
e bello augel che più d’un secol dura.
Signor, non più, che giunto al fin mi veggio
di questo canto, e riposarmi chieggio.

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