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Testo del canto 24 (XXIV) del poema Orlando Furioso

50
Durindana cercò per la foresta,
e fuor la vide del fodero starse.
Trovò, ma in pezzi, ancor la sopravesta
ch’in cento lochi il miser conte sparse.
Issabella e Zerbin con faccia mesta
stanno mirando, e non san che pensarse:
pensar potrian tutte le cose, eccetto
che fosse Orlando fuor dell’intelletto.

51
Se di sangue vedessino una goccia,
creder potrian che fosse stato morto.
Intanto lungo la corrente doccia
vider venire un pastorello smorto.
Costui pur dianzi avea di su la roccia
l’alto furor de l’infelice scorto,
come l’arme gittò, squarciossi i panni,
pastori uccise, e fe’ mill’altri danni.

52
Costui, richiesto da Zerbin, gli diede
vera informazion di tutto questo.
Zerbin si maraviglia, e a pena il crede;
e tuttavia n’ha indizio manifesto.
Sia come vuole, egli discende a piede,
pien di pietade, lacrimoso e mesto;
e ricogliendo da diversa parte
le reliquie ne va ch’erano sparte.

53
Del palafren discende anco Issabella,
e va quell’arme riducendo insieme.
Ecco lor sopraviene una donzella
dolente in vista, e di cor spesso geme.
Se mi domanda alcun chi sia, perch’ella
così s’affligge, e che dolor la preme,
io gli risponderò che è Fiordiligi
che de l’amante suo cerca i vestigi.

54
Da Brandimarte senza farle motto
lasciata fu ne la città di Carlo,
dov’ella l’aspettò sei mesi od otto;
e quando al fin non vide ritornarlo,
da un mare all’altro si mise, fin sotto
Pirene e l’Alpe, e per tutto a cercarlo:
l’andò cercando in ogni parte, fuore
ch’al palazzo d’Atlante incantatore.

55
Se fosse stata a quell’ostel d’Atlante,
veduto con Gradasso andare errando
l’avrebbe, con Ruggier, con Bradamante,
e con Ferraù prima e con Orlando;
ma poi che cacciò Astolfo il negromante
col suono del corno orribile e mirando,
Brandimarte tornò verso Parigi:
ma non sapea già questo Fiordiligi.

56
Come io vi dico, sopraggiunta a caso
a quei duo amanti Fiordiligi bella,
conobbe l’arme, e Brigliador rimaso
senza il patrone e col freno alla sella.
Vide con gli occhi il miserabil caso,
e n’ebbe per udita anco novella;
che similmente il pastorel narrolle
aver veduto Orlando correr folle.

57
Quivi Zerbin tutte raguna l’arme,
e ne fa come un bel trofeo su ‘n pino;
e volendo vietar che non se n’arme
cavallier paesan né peregrino,
scrive nel verde ceppo in breve carme:
– Armatura d’Orlando paladino; –
come volesse dir: nessun la muova,
che star non possa con Orlando a prova.

58
Finito ch’ebbe la lodevol opra,
tornava a rimontar sul suo destriero;
ed ecco Mandricardo arrivar sopra,
che visto il pin di quelle spoglie altiero,
lo priega che la cosa gli discuopra:
e quel gli narra, come ha inteso, il vero.
Allora il re pagan lieto non bada,
che viene al pino, e ne leva la spada,

59
dicendo: – Alcun non me ne può riprendere;
non è pur oggi ch’io l’ho fatta mia,
ed il possesso giustamente prendere
ne posso in ogni parte, ovunque sia.
Orlando che temea quella difendere,
s’ha finto pazzo, e l’ha gittata via;
ma quando sua viltà pur così scusi,
non debbe far ch’io mia ragion non usi. –

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