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Testo del canto 23 (XXIII) del poema Orlando Furioso

70
Molti ringraziamenti e molte offerte
erano per seguir tra i cavallieri,
se non udian sonar le vie coperte
dagli arbori di frondi oscuri e neri.
Presti alle teste lor, ch’eran scoperte,
posero gli elmi, e presero i destrieri:
ed ecco un cavalliero e una donzella
lor sopravien, ch’a pena erano in sella.

71
Era questo guerrier quel Mandricardo
che dietro Orlando in fretta si condusse
per vendicar Alzirdo e Manilardo,
che ‘l paladin con gran valor percusse:
quantunque poi lo seguitò più tardo;
che Doralice in suo poter ridusse,
la quale avea con un troncon di cerro
tolta a cento guerrier carchi di ferro.

72
Non sapea il Saracin però, che questo,
ch’egli seguia, fosse il signor d’Anglante:
ben n’avea indizio e segno manifesto
ch’esser dovea gran cavalliero errante.
A lui mirò più ch’a Zerbino, e presto
gli andò con gli occhi dal capo alle piante;
e i dati contrasegni ritrovando,
disse: – Tu se’ colui ch’io vo cercando.

73
Sono omai dieci giorni (gli soggiunse)
che di cercar non lascio i tuo’ vestigi:
tanto la fama stimolommi e punse,
che di te venne al campo di Parigi,
quando a fatica un vivo sol vi giunse
di mille che mandasti ai regni stigi;
e la strage contò, che da te venne
sopra i Norizi e quei di Tremisenne.

74
Non fui, come lo seppi, a seguir lento,
e per vederti e per provarti appresso:
e perché m’informai del guernimento
c’hai sopra l’arme, io so che tu sei desso;
e se non l’avessi anco, e che fra cento
per celarti da me ti fossi messo,
il tuo fiero sembiante mi faria
chiaramente veder che tu quel sia. –

75
– Non si può (gli rispose Orlando) dire
che cavallier non sii d’alto valore;
però che sì magnanimo desire
non mi credo albergasse in umil core.
Se ‘l volermi veder ti fa venire,
vo’ che mi veggi dentro, come fuore:
mi leverò questo elmo da le tempie,
acciò ch’a punto il tuo desire adempie.

76
Ma poi che ben m’avrai veduto in faccia,
all’altro desiderio ancora attendi:
resta ch’alla cagion tu satisfaccia,
che fa che dietro questa via mi prendi;
che veggi se ‘l valor mio si confaccia
a quel sembiante fier che sì commendi. –
– Orsù (disse il pagano), al rimanente;
ch’al primo ho satisfatto interamente. –

77
Il conte tuttavia dal capo al piede
va cercando il pagan tutto con gli occhi:
mira ambi i fianchi, indi l’arcion; né vede
pender né qua né là mazze né stocchi.
Gli domanda di ch’arme si provede,
s’avvien che con la lancia in fallo tocchi.
Rispose quel: – Non ne pigliar tu cura:
così a molt’altri ho ancor fatto paura.

78
Ho sacramento di non cinger spada,
fin ch’io non tolgo Durindana al conte;
e cercando lo vo per ogni strada,
acciò più d’una posta meco sconte.
Lo giurai (se d’intenderlo t’aggrada)
quando mi posi quest’elmo alla fronte,
il qual con tutte l’altr’arme ch’io porto,
era d’Ettòr, che già mill’anni è morto.

79
La spada sola manca alle buone arme:
come rubata fu, non ti so dire.
Or che la porti il paladino, parme;
e di qui vien ch’egli ha sì grande ardire.
Ben penso, se con lui posso accozzarme,
fargli il mal tolto ormai ristituire.
Cercolo ancor, che vendicar disio
il famoso Agrican genitor mio.

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