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Testo del canto 23 (XXIII) del poema Orlando Furioso

60
Tutto in un corso, senza tor di resta
la lancia, passò un altro in mezzo ‘l petto:
quivi lasciolla, e la mano ebbe presta
a Durindana; e nel drappel più stretto
a chi fece due parti de la testa,
a chi levò dal busto il capo netto;
forò la gola a molti; e in un momento
n’uccise e messe in rotta più di cento.

61
Più del terzo n’ha morto, e ‘l resto caccia
e taglia e fende e fiere e fora e tronca.
Chi lo scudo, e chi l’elmo che lo ‘mpaccia,
e chi lascia lo spiedo e chi la ronca;
chi al lungo, chi al traverso il camin spaccia;
altri s’appiatta in bosco, altri in spelonca.
Orlando, di pietà questo dì privo,
a suo poter non vuol lasciarne un vivo.

62
Di cento venti (che Turpin sottrasse
il conto), ottanta ne periro almeno.
Orlando finalmente si ritrasse
dove a Zerbin tremava il cor nel seno.
S’al ritornar d’Orlando s’allegrasse,
non si potria contare in versi a pieno.
Se gli saria per onorar prostrato;
ma si trovò sopra il ronzin legato.

63
Mentre ch’Orlando, poi che lo disciolse,
l’aiutava a ripor l’arme sue intorno,
ch’al capitan de la sbirraglia tolse,
che per suo mal se n’era fatto adorno;
Zerbino gli occhi ad Issabella volse,
che sopra il colle avea fatto soggiorno,
e poi che de la pugna vide il fine,
portò le sue bellezze più vicine.

64
Quando apparir Zerbin si vide appresso
la donna che da lui fu amata tanto,
la bella donna che per falso messo
credea sommersa, e n’ha più volte pianto;
com’un ghiaccio nel petto gli sia messo,
sente dentro aggelarsi, e triema alquanto:
ma tosto il freddo manca, ed in quel loco
tutto s’avampa d’amoroso fuoco.

65
Di non tosto abbracciarla lo ritiene
la riverenza del signor d’Anglante;
perché si pensa, e senza dubbio tiene
ch’Orlando sia de la donzella amante.
Così cadendo va di pene in pene,
e poco dura il gaudio ch’ebbe inante:
il vederla d’altrui peggio sopporta,
che non fe’ quando udì ch’ella era morta.

66
E molto più gli duol che sia in podesta
del cavalliero a cui cotanto debbe;
perché volerla a lui levar né onesta
né forse impresa facile sarebbe.
Nessuno altro da sé lassar con questa
preda partir senza romor vorrebbe:
ma verso il conte il suo debito chiede
che se lo lasci por sul collo il piede.

67
Giunsero taciturni ad una fonte,
dove smontaro e fer qualche dimora.
Trassesi l’elmo il travagliato conte,
ed a Zerbin lo fece trarre ancora.
Vede la donna il suo amatore in fronte,
e di subito gaudio si scolora;
poi torna come fiore umido suole
dopo gran pioggia all’apparir del sole.

68
E senza indugio e senza altro rispetto
corre al suo caro amante, e il collo abbraccia;
e non può trar parola fuor del petto,
ma di lacrime il sen bagna e la faccia.
Orlando attento all’amoroso affetto,
senza che più chiarezza se gli faccia,
vide a tutti gl’indizi manifesto
ch’altri esser, che Zerbin, non potea questo.

69
Come la voce aver poté Issabella,
non bene asciutta ancor l’umida guancia,
sol de la molta cortesia favella,
che l’avea usata il paladin di Francia.
Zerbino, che tenea questa donzella
con la sua vita pare a una bilancia,
si getta a’ piè del conte, e quello adora
come a chi gli ha due vite date a un’ora.

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