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Testo del canto 23 (XXIII) del poema Orlando Furioso

20
Di qua di là si volse, né persona
incontrò mai da domandar la via.
Si trovò uscir del bosco in su la nona
dove un castel poco lontan scoprìa,
il qual la cima a un monticel corona.
Lo mira, e Montalban le par che sia:
ed era certo Montalbano; e in quello
avea la matre ed alcun suo fratello.

21
Come la donna conosciuto ha il loco,
nel cor s’attrista, e più ch’i’ non so dire:
sarà scoperta, se si ferma un poco,
né più le sarà lecito a partire;
se non si parte, l’amoroso foco
l’arderà sì, che la farà morire:
non vedrà più Ruggier, né farà cosa
di quel ch’era ordinato a Vallombrosa.

22
Stette alquanto a pensar; poi si risolse
di voler dar a Montalban le spalle:
e verso la badia pur si rivolse,
che quindi ben sapea qual era il calle.
Ma sua fortuna, o buona o trista, volse
che prima ch’ella uscisse de la valle,
scontrasse Alardo, un de’ fratelli sui;
né tempo di celarsi ebbe da lui.

23
Veniva da partir gli alloggiamenti
per quel contado a cavallieri e a fanti;
ch’ad istanza di Carlo nuove genti
fatto avea de le terre circostanti.
I saluti e i fraterni abbracciamenti
con le grate accoglienze andaro inanti;
e poi, di molte cose a paro a paro
tra lor parlando, in Montalban tornaro.

24
Entrò la bella donna in Montalbano,
dove l’avea con lacrimosa guancia
Beatrice molto desiata invano,
e fattone cercar per tutta Francia.
Or quivi i baci e il giunger mano a mano
di matre e di fratelli estimò ciancia
verso gli avuti con Ruggier complessi,
ch’avrà ne l’alma eternamente impressi.

25
Non potendo ella andar, fece pensiero
ch’a Vallombrosa altri in suo nome andasse
immantinente ad avisar Ruggiero
de la cagion ch’andar lei non lasciasse;
e lui pregar (s’era pregar mestiero)
che quivi per suo amor si battezzasse,
e poi venisse a far quanto era detto,
sì che si desse al matrimonio effetto.

26
Pel medesimo messo fe’ disegno
di mandar a Ruggiero il suo cavallo,
che gli solea tanto esser caro: e degno
d’essergli caro era ben senza fallo;
che non s’avria trovato in tutto ‘l regno
dei Saracin, né sotto il signor Gallo,
più bel destrier di questo o più gagliardo,
eccetti Brigliador, soli, e Baiardo.

27
Ruggier, quel dì che troppo audace ascese
su l’ippogrifo, e verso il ciel levosse,
lasciò Frontino, e Bradamante il prese
(Frontino, che ‘l destrier così nomosse);
mandollo a Montalbano, e a buone spese
tener lo fece, e mai non cavalcosse,
se non per breve spazio e a picciol passo;
sì ch’era più che mai lucido e grasso.

28
Ogni sua donna tosto, ogni donzella
pon seco in opra, e con suttil lavoro
fa sopra seta candida e morella
tesser ricamo di finissimo oro;
e di quel cuopre ed orna briglia e sella
del buon destrier: poi sceglie una di loro
figlia di Callitrefia sua nutrice,
d’ogni secreto suo fida uditrice.

29
Quanto Ruggier l’era nel core impresso,
mille volte narrato avea a costei;
la beltà, la virtude, i modi d’esso
esaltato l’avea fin sopra i dei.
A sé chiamolla, e disse: – Miglior messo
a tal bisogno elegger non potrei;
che di te né più fido né più saggio
imbasciator, Ippalca mia, non aggio. –

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