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Testo del canto 23 (XXIII) del poema Orlando Furioso

10
A caso si trovò che fuor di testa
l’elmo allor s’avea tratto il paladino;
sì che tosto ch’uscì de la foresta,
Bradamante conobbe il suo cugino.
Di lontan salutollo, e con gran festa
gli corse, e l’abbracciò poi più vicino;
e nominossi, ed alzò la visiera,
e chiaramente fe’ veder ch’ell’era.

11
Non potea Astolfo ritrovar persona
a chi il suo Rabican meglio lasciasse,
perché dovesse averne guardia buona
e renderglielo poi come tornasse,
de la figlia del duca di Dordona;
e parvegli che Dio gli la mandasse.
Vederla volentier sempre solea,
ma pel bisogno or più ch’egli n’avea.

12
Da poi che due o tre volte ritornati
fraternamente ad abbracciar si foro,
e si for l’uno a l’altro domandati
con molta affezion de l’esser loro,
Astolfo disse: – Ormai, se dei pennati
vo’ ‘l paese cercar, troppo dimoro: –
ed aprendo alla donna il suo pensiero,
veder le fece il volator destriero.

13
A lei non fu di molta maraviglia
veder spiegare a quel destrier le penne;
ch’altra volta, reggendogli la briglia
Atlante incantator, contra le venne;
e le fece doler gli occhi e le ciglia:
sì fisse dietro a quel volar le tenne
quel giorno, che da lei Ruggier lontano
portato fu per camin lungo e strano.

14
Astolfo disse a lei, che le volea
dar Rabican, che sì nel corso affretta,
che, se scoccando l’arco si movea,
si solea lasciar dietro la saetta;
e tutte l’arme ancor, quante n’avea,
che vuol che a Montalban gli le rimetta,
e gli le serbi fin al suo ritorno;
che non gli fanno or di bisogno intorno.

15
Volendosene andar per l’aria a volo,
aveasi a far quanto potea più lieve.
Tiensi la spada e ‘l corno, ancor che solo
bastargli il corno ad ogni risco deve.
Bradamante la lancia che ‘l figliuolo
portò di Galafrone, anco riceve;
la lancia che di quanti ne percuote
fa le selle restar subito vote.

16
Salito Astolfo sul destrier volante,
lo fa mover per l’aria lento lento;
indi lo caccia sì, che Bradamante
ogni vista ne perde in un momento.
Così si parte col pilota inante
il nochier che gli scogli teme e ‘l vento;
e poi che ‘l porto e i liti a dietro lassa,
spiega ogni vela e inanzi ai venti passa.

17
La donna, poi che fu partito il duca,
rimase in gran travaglio de la mente;
che non sa come a Montalban conduca
l’armatura e il destrier del suo parente;
però che ‘l cuor le cuoce e le manuca
l’ingorda voglia e il desiderio ardente
di riveder Ruggier, che, se non prima,
a Vallombrosa ritrovar lo stima.

18
Stando quivi suspesa, per ventura
si vede inanzi giungere un villano,
dal qual fa rassettar quella armatura,
come si puote, e por su Rabicano;
poi di menarsi dietro gli diè cura
i duo cavalli, un carco e l’altro a mano:
ella n’avea duo prima; ch’avea quello
sopra il qual levò l’altro a Pinabello.

19
Di Vallombrosa pensò far la strada,
che trovar quivi il suo Ruggier ha speme;
ma qual più breve o qual miglior vi vada,
poco discerne, e d’ire errando teme.
Il villan non avea de la contrada
pratica molta; ed erreranno insieme.
Pur andare a ventura ella si messe,
dove pensò che ‘l loco esser dovesse.

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