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Testo del canto 22 (XXII) del poema Orlando Furioso

80
La donna del castel da un lato preme,
Ruggier da l’altro li chiama e rampogna,
tanto ch’a forza si spiccaro insieme,
ma nel viso infiammati di vergogna.
Dinanzi apparve l’uno e l’altro seme
del marchese onorato di Borgogna;
ma Guidon, che più grave ebbe il cavallo,
venìa lor dietro con poco intervallo.

81
Con la medesima asta con che avea
Sansonetto abbattuto, Ruggier viene,
coperto da lo scudo che solea
Atlante aver sui monti di Pirene:
dico quello incantato, che splendea
tanto, ch’umana vista nol sostiene;
a cui Ruggier per l’ultimo soccorso
nei più gravi perigli avea ricorso.

82
Ben che sol tre fiate bisognolli,
e certo in gran perigli, usarne il lume:
le prime due, quando dai regni molli
si trasse a più lodevole costume;
la terza, quando i denti mal satolli
lasciò de l’orca alle marine spume,
che dovean devorar la bella nuda
che fu a chi la campò poi così cruda.

83
Fuor che queste tre volte, tutto ‘l resto
lo tenea sotto un velo in modo ascoso,
ch’a discoprirlo esser potea ben presto,
che del suo aiuto fosse bisognoso.
Quivi alla giostra ne venìa con questo,
come io v’ho detto ancora, sì animoso,
che quei tre cavallier che vedea inanti,
manco temea che pargoletti infanti.

84
Ruggier scontra Grifone, ove la penna
de lo scudo alla vista si congiunge.
Quel di cader da ciascun lato accenna,
ed al fin cade, e resta al destrier lunge.
Mette allo scudo a lui Grifon l’antenna;
ma pel traverso e non pel dritto giunge:
e perché lo trovò forbito e netto,
l’andò strisciando, e fe’ contrario effetto.

85
Roppe il velo e squarciò, che gli copria
lo spaventoso ed incantato lampo,
al cui splendor cader si convenia
con gli occhi ciechi, e non vi s’ha alcun scampo.
Aquilante, ch’a par seco venìa,
stracciò l’avanzo, e fe’ lo scudo vampo.
Lo splendor ferì gli occhi ai duo fratelli
ed a Guidon, che correa dopo quelli.

86
Chi di qua, chi di là cade per terra:
lo scudo non pur lor gli occhi abbarbaglia,
ma fa che ogn’altro senso attonito erra.
Ruggier, che non sa il fin de la battaglia,
volta il cavallo; e nel voltare afferra
la spada sua che sì ben punge e taglia:
e nessun vede che gli sia all’incontro,
che tutti eran caduti a quello scontro.

87
I cavallieri e insieme quei ch’a piede
erano usciti, e così le donne anco,
e non meno i destrieri in guisa vede,
che par che per morir battano il fianco.
Prima si maraviglia, e poi s’avvede
che ‘l velo ne pendea dal lato manco:
dico il velo di seta, in che solea
chiuder la luce di quel caso rea.

88
Presto si volge, e nel voltar, cercando
con gli occhi va l’amata sua guerriera;
e vien là dove era rimasa, quando
la prima giostra cominciata s’era.
Pensa ch’andata sia (non la trovando)
a vietar che quel giovine non pera,
per dubbio ch’ella ha forse che non s’arda
in questo mezzo ch’a giostrar si tarda.

89
Fra gli altri che giacean vede la donna,
la donna che l’avea quivi guidato.
Dinanzi se la pon, sì come assonna,
e via cavalca tutto conturbato.
D’un manto ch’essa avea sopra la gonna,
poi ricoperse lo scudo incantato;
e i sensi riaver le fece, tosto
che ‘l nocivo splendore ebbe nascosto.

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