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Testo del canto 22 (XXII) del poema Orlando Furioso

70
E questo il primo fu di quei compagni
che quivi mantenean l’usanza fella,
che de le spoglie altrui non fe’ guadagni,
e ch’alla giostra uscì fuor de la sella.
Convien chi ride, anco talor si lagni,
e Fortuna talor trovi ribella.
Quel da la rocca, replicando il botto,
ne fece agli altri cavallieri motto.

71
S’era accostato Pinabello intanto
a Bradamante, per saper chi fusse
colui che con prodezza e valor tanto
il cavallier del suo castel percusse.
La giustizia di Dio, per dargli quanto
era il merito suo, vi lo condusse
su quel destrier medesimo ch’inante
tolto avea per inganno a Bradamante.

72
Fornito a punto era l’ottavo mese
che, con lei ritrovandosi a camino,
(se ‘l vi raccorda) questo Maganzese
la gittò ne la tomba di Merlino,
quando da morte un ramo la difese,
che seco cadde, anzi il suo buon destino;
e trassene, credendo ne lo speco
ch’ella fosse sepolta, il destrier seco.

73
Bradamante conosce il suo cavallo,
e conosce per lui l’iniquo conte;
e poi ch’ode la voce, e vicino hallo
con maggiore attenzion mirato in fronte:
– Questo è il traditor (disse), senza fallo,
che procacciò di farmi oltraggio ed onte:
ecco il peccato suo, che l’ha condutto
ove avrà de’ suoi merti il premio tutto. –

74
Il minacciare e il por mano alla spada
fu tutto a un tempo, e lo aventarsi a quello;
ma inanzi tratto gli levò la strada,
che non poté fuggir verso il castello.
Tolta è la speme ch’a salvar si vada,
come volpe alla tana, Pinabello.
Egli gridando e senza mai far testa,
fuggendo si cacciò ne la foresta.

75
Pallido e sbigottito il miser sprona,
che posto ha nel fuggir l’ultima speme.
L’animosa donzella di Dordona
gli ha il ferro ai fianchi, e lo percuote e preme:
vien con lui sempre, e mai non l’abbandona.
Grande è il rumore, e il bosco intorno geme.
Nulla al castel di questo ancor s’intende,
però ch’ognuno a Ruggier solo attende.

76
Gli altri tre cavallier de la fortezza
intanto erano usciti in su la via;
ed avean seco quella male avezza
che v’avea posta la costuma ria.
A ciascun di lor tre, che ‘l morir prezza
più ch’aver vita che con biasmo sia,
di vergogna arde il viso, e il cor di duolo,
che tanti ad assalir vadano un solo.

77
La crudel meretrice ch’avea fatto
por quella iniqua usanza ed osservarla,
il giuramento lor ricorda e il patto
ch’essi fatti l’avean, di vendicarla.
– Se sol con questa lancia te gli abbatto,
perché mi vòi con altre accompagnarla?
(dicea Guidon Selvaggio): e s’io ne mento,
levami il capo poi, ch’io son contento. –

78
Così dicea Grifon, così Aquilante.
Giostrar da sol a sol volea ciascuno,
e preso e morto rimanere inante
ch’incontra un sol volere andar più d’uno.
La donna dicea loro: – A che far tante
parole qui senza profitto alcuno?
Per torre a colui l’arme io v’ho qui tratti,
non per far nuove leggi e nuovi patti.

79
Quando io v’avea in prigione, era da farme
queste escuse, e non ora, che son tarde.
Voi dovete il preso ordine servarme,
non vostre lingue far vane e bugiarde. –
Ruggier gridava lor: – Eccovi l’arme,
ecco il destrier c’ha nuovo e sella e barde;
i panni de la donna eccovi ancora:
se li volete, a che più far dimora? –

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