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Testo del canto 20 (XX) del poema Orlando Furioso

100
Passa il nocchiero, al suo viaggio intento,
e Cipro e Rodi, e giù per l’onda egea
da sé vede fuggire isole cento
col periglioso capo di Malea;
e con propizio ed immutabil vento
asconder vede la greca Morea;
volta Sicilia, e per lo mar Tirreno
costeggia de l’Italia il lito ameno:

101
e sopra Luna ultimamente sorse,
dove lasciato avea la sua famiglia.
Dio ringraziando che ‘l pelago corse
senza più danno, il noto lito piglia.
Quindi un nochier trovar per Francia sciorse,
il qual di venir seco li consiglia:
e nel suo legno ancor quel dì montaro,
ed a Marsilia in breve si trovaro.

102
Quivi non era Bradamante allora,
ch’aver solea governo del paese;
che se vi fosse, a far seco dimora
gli avria sforzati con parlar cortese.
Sceser nel lito, e la medesima ora
dai quattro cavallier congedo prese
Marfisa, e da la donna del Selvaggio;
e pigliò alla ventura il suo viaggio,

103
dicendo che lodevole non era
ch’andasser tanti cavallieri insieme:
che gli storni e i colombi vanno in schiera,
i daini e i cervi e ogn’animal che teme;
ma l’audace falcon, l’aquila altiera,
che ne l’aiuto altrui non metton speme
orsi, tigri, leon, soli ne vanno;
che di più forza alcun timor non hanno.

104
Nessun degli altri fu di quel pensiero;
sì ch’a lei sola toccò a far partita.
Per mezzo i boschi e per strano sentiero
dunque ella se n’andò sola e romita.
Grifone il bianco ed Aquilante il nero
pigliar con gli altri duo la via più trita,
e giunsero a un castello il dì seguente,
dove albergati fur cortesemente.

105
Cortesemente dico in apparenza,
ma tosto vi sentir contrario effetto;
che ‘l signor del castel, benivolenza
fingendo e cortesia, lor dè ricetto:
e poi la notte, che sicuri senza
timor dormian, gli fe’ pigliar nel letto;
né prima li lasciò, che d’osservare
una costuma ria li fe’ giurare.

106
Ma vo’ seguir la bellicosa donna,
prima, Signor, che di costor più dica.
Passò Druenza, il Rodano e la Sonna,
e venne a piè d’una montagna aprica.
Quivi lungo un torrente, in negra gonna
vide venire una femina antica,
che stanca e lassa era di lunga via,
ma via più afflitta di malenconia.

107
Questa è la vecchia che solea servire
ai malandrin nel cavernoso monte,
là dove alta giustizia fe’ venire
e dar lor morte il paladino conte.
La vecchia, che timore ha di morire
per le cagion che poi vi saran conte,
già molti dì va per via oscura e fosca,
fuggendo ritrovar chi la conosca.

108
Quivi d’estrano cavallier sembianza
l’ebbe Marfisa all’abito e all’arnese;
e perciò non fuggì, com’avea usanza
fuggir dagli altri ch’eran del paese;
anzi con sicurezza e con baldanza
si fermò al guado, e di lontan l’attese:
al guado del torrente, ove trovolla,
la vecchia le uscì incontra e salutolla.

109
Poi la pregò che seco oltr’a quell’acque
ne l’altra ripa in groppa la portasse.
Marfisa che gentil fu da che nacque,
di là dal fiumicel seco la trasse;
e portarla anch’un pezzo non le spiacque,
fin ch’a miglior camin la ritornasse,
fuor d’un gran fango; e al fin di quel sentiero
si videro all’incontro un cavalliero.

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