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Testo del canto 19 (XIX) del poema Orlando Furioso

80
Dato che fu de la battaglia il segno,
nove guerrier l’aste chinaro a un tratto:
ma quel dal nero ebbe il vantaggio a sdegno;
si ritirò, né di giostrar fece atto.
Vuol ch’alle leggi inanzi di quel regno,
ch’alla sua cortesia, sia contrafatto.
Si tra’ da parte e sta a veder le pruove
ch’una sola asta farà contra a nove.

81
Il destrier, ch’avea andar trito e soave,
portò all’incontro la donzella in fretta,
che nel corso arrestò lancia sì grave,
che quattro uomini avriano a pena retta.
L’avea pur dianzi al dismontar di nave
per la più salda in molte antenne eletta.
Il fier sembiante con ch’ella si mosse,
mille facce imbiancò, mille cor scosse.

82
Aperse al primo che trovò sì il petto,
che fôra assai che fosse stato nudo:
gli passò la corazza e il soprapetto,
ma prima un ben ferrato e grosso scudo.
Dietro le spalle un braccio il ferro netto
si vide uscir: tanto fu il colpo crudo.
Quel fitto ne la lancia a dietro lassa,
e sopra gli altri a tutta briglia passa.

83
E diede d’urto a chi venìa secondo,
ed a chi terzo sì terribil botta,
che rotto ne la schiena uscir del mondo
fe’ l’uno e l’altro, e de la sella a un’otta;
sì duro fu l’incontro e di tal pondo,
sì stretta insieme ne venìa la frotta.
Ho veduto bombarde a quella guisa
le squadre aprir, che fe’ lo stuol Marfisa.

84
Sopra di lei più lance rotte furo;
ma tanto a quelli colpi ella si mosse,
quanto nel giuoco de le cacce un muro
si muova a’ colpi de le palle grosse.
L’usbergo suo di tempra era sì duro,
che non gli potean contra le percosse;
e per incanto al fuoco de l’Inferno
cotto, e temprato all’acque fu d’Averno.

85
Al fin del campo il destrier tenne e volse,
e fermò alquanto: e in fretta poi lo spinse
incontra gli altri, e sbarragliolli e sciolse,
e di lor sangue insin all’elsa tinse.
All’uno il capo, all’altro il braccio tolse;
e un altro in guisa con la spada cinse,
che ‘l petto in terra andò col capo ed ambe
le braccia, e in sella il ventre era e le gambe.

86
Lo partì, dico, per dritta misura,
de le coste e de l’anche alle confine,
e lo fe’ rimaner mezza figura,
qual dinanzi all’imagini divine,
poste d’argento, e più di cera pura
son da genti lontane e da vicine,
ch’a ringraziarle e sciorre il voto vanno
de le domande pie ch’ottenute hanno.

87
Ad uno che fuggia, dietro si mise,
né fu a mezzo la piazza, che lo giunse;
e ‘l capo e ‘l collo in modo gli divise,
che medico mai più non lo raggiunse.
In somma tutti un dopo l’altro uccise,
o ferì sì ch’ogni vigor n’emunse;
e fu sicura che levar di terra
mai più non si potrian per farle guerra.

88
Stato era il cavallier sempre in un canto,
che la decina in piazza avea condutta;
però che contra un solo andar con tanto
vantaggio opra gli parve iniqua e brutta.
Or che per una man torsi da canto
vide sì tosto la compagna tutta,
per dimostrar che la tardanza fosse
cortesia stata e non timor, si mosse.

89
Con man fe’ cenno di volere, inanti
che facesse altro, alcuna cosa dire;
e non pensando in sì viril sembianti
che s’avesse una vergine a coprire,
le disse; – Cavalliero, omai di tanti
esser déi stanco, c’hai fatto morire;
e s’io volessi, più di quel che sei,
stancarti ancor, discortesia farei.

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