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Testo del canto 19 (XIX) del poema Orlando Furioso

70
Al padron fu commessa la risposta,
prima conchiusa per commun consiglio:
ch’avean chi lor potria di sé a lor posta
ne la piazza e nel letto far periglio.
Levan l’offese, ed il nocchier s’accosta,
getta la fune e le fa dar di piglio;
e fa acconciare il ponte, onde i guerrieri
escono armati, e tranno i lor destrieri.

71
E quindi van per mezzo la cittade,
e vi ritruovan le donzelle altiere,
succinte cavalcar per le contrade,
ed in piazza armeggiar come guerriere.
Né calciar quivi spron, né cinger spade,
né cosa d’arme puoi gli uomini avere,
se non dieci alla volta, per rispetto
de l’antiqua costuma ch’io v’ho detto.

72
Tutti gli altri alla spola, all’aco, al fuso,
al pettine ed all’aspo sono intenti,
con vesti feminil che vanno giuso
insin al piè, che gli fa molli e lenti.
Si tengono in catena alcuni ad uso
d’arar la terra o di guardar gli armenti.
Son pochi i maschi, e non son ben, per mille
femine, cento, fra cittadi e ville.

73
Volendo tôrre i cavallieri a sorte
chi di lor debba, per commune scampo
l’una decina in piazza porre a morte,
e poi l’altra ferir ne l’altro campo;
non disegnavan di Marfisa forte,
stimando che trovar dovesse inciampo
ne la seconda giostra de la sera,
ch’ad averne vittoria abil non era.

74
Ma con gli altri esser volse ella sortita:
or sopra lei la sorte in somma cade.
Ella dicea: – Prima v’ho a por la vita,
che v’abbiate a por voi la libertade;
ma questa spada (e lor la spada addita,
che cinta avea) vi do per securtade
ch’io vi sciorrò tutti gl’intrichi al modo
che fe’ Alessandro il gordiano nodo.

75
Non vuo’ mai più che forestier si lagni
di questa terra, fin che ‘l mondo dura. –
Così disse; e non potero i compagni
torle quel che le dava sua aventura.
Dunque, o ch’in tutto perda, o lor guadagni
la libertà, le lasciano la cura.
Ella di piastre già guernita e maglia,
s’appresentò nel campo alla battaglia.

76
Gira una piazza al sommo de la terra,
di gradi a seder atti intorno chiusa;
che solamente a giostre, a simil guerra,
a cacce, a lotte, e non ad altro s’usa:
quattro porte ha di bronzo, onde si serra.
Quivi la moltitudine confusa
de l’armigere femine si trasse;
e poi fu detto a Marfisa ch’entrasse.

77
Entrò Marfisa s’un destrier leardo,
tutto sparso di macchie e di rotelle,
di piccol capo e d’animoso sguardo,
d’andar superbo e di fattezze belle.
Pel maggiore e più vago e più gagliardo,
di mille che n’avea con briglie e selle,
scelse in Damasco, e realmente ornollo,
ed a Marfisa Norandin donollo.

78
Da mezzogiorno e da la porta d’austro
entrò Marfisa; e non vi stette guari,
ch’appropinquare e risonar pel claustro
udì di trombe acuti suoni e chiari:
e vide poi di verso il freddo plaustro
entrar nel campo i dieci suoi contrari.
Il primo cavallier ch’apparve inante,
di valer tutto il resto avea sembiante.

79
Quel venne in piazza sopra un gran destriero,
che, fuor ch’in fronte e nel piè dietro manco,
era, più che mai corbo, oscuro e nero:
nel piè e nel capo avea alcun pelo bianco.
Del color del cavallo il cavalliero
vestito, volea dir che, come manco
del chiaro era l’oscuro, era altretanto
il riso in lui verso l’oscuro pianto.

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