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Testo del canto 19 (XIX) del poema Orlando Furioso

60
Del parer del padrone i marinari
e tutti gli altri naviganti furo;
ma Marfisa e’ compagni eran contrari,
che, più che l’acque, il lito avean sicuro.
Via più il vedersi intorno irati i mari,
che centomila spade, era lor duro.
Parea lor questo e ciascun altro loco
dov’arme usar potean, da temer poco.

61
Bramavano i guerrier venire a proda,
ma con maggior baldanza il duca inglese;
che sa, come del corno il rumor s’oda,
sgombrar d’intorno si farà il paese.
Pigliare il porto l’una parte loda,
e l’altra il biasma, e sono alle contese;
ma la più forte in guisa il padron stringe,
ch’al porto, suo malgrado, il legno spinge.

62
Già, quando prima s’erano alla vista
de la città crudel sul mar scoperti,
veduto aveano una galea provista
di molta ciurma e di nochieri esperti
venire al dritto a ritrovar la trista
nave, confusa di consigli incerti;
che, l’alta prora alle sua poppe basse
legando, fuor de l’empio mar la trasse.

63
Entrar nel porto remorchiando, e a forza
di remi più che per favor di vele;
però che l’alternar di poggia e d’orza
avea levato il vento lor crudele.
Intanto ripigliar la dura scorza
i cavallieri e il brando lor fedele;
ed al padrone ed a ciascun che teme
non cessan dar con lor conforti speme.

64
Fatto è ‘l porto a sembianza d’una luna,
e gira più di quattro miglia intorno:
seicento passi è in bocca, ed in ciascuna
parte una rocca ha nel finir del corno.
Non teme alcuno assalto di fortuna,
se non quando gli vien dal mezzogiorno.
A guisa di teatro se gli stende
la città a cerco, e verso il poggio ascende.

65
Non fu quivi sì tosto il legno sorto
(già l’aviso era per tutta la terra),
che fur seimila femine sul porto,
con gli archi in mano, in abito di guerra;
e per tor de la fuga ogni conforto,
tra l’una rocca e l’altra il mar si serra:
da navi e da catene fu rinchiuso,
che tenean sempre istrutte a cotal uso.

66
Una che d’anni alla Cumea d’Apollo
poté uguagliarsi e alla madre d’Ettorre,
fe’ chiamare il padrone, e domandollo
se si volean lasciar la vita torre,
o se voleano pur al giogo il collo,
secondo la costuma, sottoporre.
Degli dua l’uno aveano a torre: o quivi
tutti morire, o rimaner captivi.

67
– Gli è ver (dicea) che s’uom si ritrovasse
tra voi così animoso e così forte,
che contra dieci nostri uomini osasse
prender battaglia, e desse lor la morte,
e far con diece femine bastasse
per una notte ufficio di consorte;
egli si rimarria principe nostro,
e gir voi ne potreste al camin vostro.

68
E sarà in vostro arbitrio il restar anco,
vogliate o tutti o parte; ma con patto,
che chi vorrà restare, e restar franco,
marito sia per diece femine atto.
Ma quando il guerrier vostro possa manco
dei dieci che gli fian nimici a un tratto,
o la seconda pruova non fornisca,
vogliàn voi siate schiavi, egli perisca. –

69
Dove la vecchia ritrovar timore
credea nei cavallier, trovò baldanza;
che ciascun si tenea tal feritore,
che fornir l’uno e l’altro avea speranza:
ed a Marfisa non mancava il core,
ben che mal atta alla seconda danza;
ma dove non l’aitasse la natura,
con la spada supplir stava sicura.

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