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Testo del canto 19 (XIX) del poema Orlando Furioso

40
Quivi non si trovando altra mercede
ch’al buon pastor ed alla moglie dessi,
che serviti gli avea con sì gran fede
dal dì che nel suo albergo si fur messi,
levò dal braccio il cerchio e gli lo diede,
e volse per suo amor che lo tenessi.
Indi saliron verso la montagna
che divide la Francia da la Spagna.

41
Dentro a Valenza o dentro a Barcellona
per qualche giorno avea pensato porsi,
fin che accadesse alcuna nave buona
che per Levante apparecchiasse a sciorsi.
Videro il mar scoprir sotto a Girona
ne lo smontar giù dei montani dorsi;
e costeggiando a man sinistra il lito,
a Barcellona andar pel camin trito.

42
Ma non vi giunser prima, ch’un uom pazzo
giacer trovato in su l’estreme arene,
che, come porco, di loto e di guazzo
tutto era brutto e volto e petto e schene.
Costui si scagliò lor come cagnazzo
ch’assalir forestier subito viene;
e diè lor noia, e fu per far lor scorno.
Ma di Marfisa a ricontarvi torno.

43
Di Marfisa, d’Astolfo, d’ Aquilante,
di Grifone e degli altri io vi vuo’ dire,
che travagliati, e con la morte inante,
mal si poteano incontra il mar schermire:
che sempre più superba e più arrogante
crescea fortuna le minacce e l’ire;
e già durato era tre dì lo sdegno,
né di placarsi ancor mostrava segno.

44
Castello e ballador spezza e fracassa
l’onda nimica e ‘l vento ognor più fiero:
se parte ritta il verno pur ne lassa,
la taglia e dona al mar tutta il nocchiero.
Chi sta col capo chino in una cassa
su la carta appuntando il suo sentiero
a lume di lanterna piccolina,
e chi col torchio giù ne la sentina.

45
Un sotto poppe, un altro sotto prora
si tiene inanzi l’oriuol da polve:
e torna a rivedere ogni mezz’ora
quanto è già corso, ed a che via si volve:
indi ciascun con la sua carta fuora
a mezza nave il suo parer risolve,
là dove a un tempo i marinari tutti
sono a consiglio dal padron ridutti.

46
Chi dice: – Sopra Linmissò venuti
siamo, per quel ch’io trovo, alle seccagne; –
chi: – Di Tripoli appresso i sassi acuti,
dove il mar le più volte i legni fragne; –
chi dice: – Siamo in Satalia perduti,
per cui più d’un nocchier sospira e piagne. –
Ciascun secondo il parer suo argomenta,
ma tutti ugual timor preme e sgomenta.

47
Il terzo giorno con maggior dispetto
gli assale il vento, e il mar più irato freme;
e l’un ne spezza e portane il trinchetto,
e ‘l timon l’altro, e chi lo volge insieme.
Ben è di forte e di marmoreo petto
e più duro ch’acciar, ch’ora non teme.
Marfisa, che già fu tanto sicura,
non negò che quel giorno ebbe paura.

48
Al monte Sinaì fu peregrino,
a Gallizia promesso, a Cipro, a Roma,
al Sepolcro, alla Vergine d’Ettino,
e se celebre luogo altro si noma.
Sul mare intanto, e spesso al ciel vicino
l’afflitto e conquassato legno toma,
di cui per men travaglio avea il padrone
fatto l’arbor tagliar de l’artimone.

49
E colli e casse e ciò che v’è di grave
gitta da prora e da poppe e da sponde;
e fa tutte sgombrar camere e giave,
e dar le ricche merci all’avide onde.
Altri attende alle trombe, e a tor di nave
l’acque importune, e il mar nel mar rifonde;
soccorre altri in sentina, ovunque appare
legno da legno aver sdrucito il mare.

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