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Testo del canto 19 (XIX) del poema Orlando Furioso

90
Che ti risposi in sino al giorno nuovo,
e doman torni in campo, ti concedo.
Non mi fia onor se teco oggi mi pruovo,
che travagliato e lasso esser ti credo. –
– Il travagliare in arme non m’è nuovo,
né per sì poco alla fatica cedo
(disse Marfisa); e spero ch’a tuo costo
io ti farò di questo aveder tosto.

91
De la cortese offerta ti ringrazio,
ma riposare ancor non mi bisogna;
e ci avanza del giorno tanto spazio,
ch’a porlo tutto in ozio è pur vergogna. –
Rispose il cavallier: – Fuss’io sì sazio
d’ogn’altra cosa che ‘l mio core agogna,
come t’ho in questo da saziar; ma vedi
che non ti manchi il dì più che non credi. –

92
Così disse egli, e fe’ portare in fretta
due grosse lance, anzi due gravi antenne;
ed a Marfisa dar ne fe’ l’eletta:
tolse l’altra per sé, ch’indietro venne.
Già sono in punto, ed altro non s’aspetta
ch’un alto suon che lor la giostra accenne.
Ecco la terra e l’aria e il mar rimbomba
nel mover loro al primo suon di tromba.

93
Trar fiato, bocca aprir, o battere occhi
non si vedea de’ riguardanti alcuno:
tanto a mirare a chi la palma tocchi
dei duo campioni, intento era ciascuno.
Marfisa, acciò che de l’arcion trabocchi,
sì che mai non si levi, il guerrier bruno,
drizza la lancia; e il guerrier bruno forte
studia non men di por Marfisa a morte.

94
Le lance ambe di secco e suttil salce,
non di cerro sembrar grosso ed acerbo,
così n’andaro in tronchi fin al calce;
e l’incontro ai destrier fu sì superbo,
che parimente parve da una falce
de le gambe esser lor tronco ogni nerbo.
Cadero ambi ugualmente; ma i campioni
fur presti a disbrigarsi dagli arcioni.

95
A mille cavallieri alla sua vita
al primo incontro avea la sella tolta
Marfisa, ed ella mai non n’era uscita;
e n’uscì, come udite, a questa volta.
Del caso strano non pur sbigottita,
ma quasi fu per rimanerne stolta.
Parve anco strano al cavallier dal nero,
che non solea cader già di leggiero.

96
Tocca avean nel cader la terra a pena,
che furo in piedi e rinovar l’assalto.
Tagli e punte a furor quivi si mena,
quivi ripara or scudo, or lama, or salto.
Vada la botta vota o vada piena,
l’aria ne stride e ne risuona in alto.
Quelli elmi, quelli usberghi, quelli scudi
mostrar ch’erano saldi più ch’incudi.

97
Se de l’aspra donzella il braccio è grave,
né quel del cavallier nimico è lieve.
Ben la misura ugual l’un da l’altro have:
quanto a punto l’un dà, tanto riceve.
Chi vol due fiere audaci anime brave,
cercar più là di queste due non deve,
né cercar più destrezza né più possa;
che n’han tra lor quanto più aver si possa.

98
Le donne, che gran pezzo mirato hanno
continuar tante percosse orrende,
e che nei cavallier segno d’affanno
e di stanchezza ancor non si comprende;
dei duo miglior guerrier lode lor danno,
che sien tra quanto il mar sua braccia estende.
Par lor che, se non fosser più che forti,
esser dovrian sol del travaglio morti.

99
Ragionando tra sé, dicea Marfisa:
– Buon fu per me, che costui non si mosse;
ch’andava a risco di restarne uccisa,
se dianzi stato coi compagni fosse,
quando io mi truovo a pena a questa guisa
di potergli star contra alle percosse. –
Così dice Marfisa; e tuttavolta
non resta di menar la spada in volta.

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