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Testo del canto 18 (XVIII) del poema Orlando Furioso

70
Dove, ferito, alquanti giorni, inante
che si potesse armar, fece soggiorno.
Ma lascio lui, ch’al suo frate Aquilante
ed ad Astolfo in Palestina torno,
che di Grifon, poi che lasciò le sante
mura, cercare han fatto più d’un giorno
in tutti i lochi in Solima devoti,
e in molti ancor da la città remoti.

71
Or né l’uno né l’altro è sì indovino,
che di Grifon possa saper che sia:
ma venne lor quel Greco peregrino,
nel ragionare, a caso a darne spia,
dicendo ch’Orrigille avea il camino
verso Antiochia preso di Soria,
d’un nuovo drudo, ch’era di quel loco,
di subito arsa e d’improviso fuoco.

72
Dimandògli Aquilante, se di questo
così notizia avea data a Grifone:
e come l’affermò, s’avisò il resto,
perché fosse partito, e la cagione.
Ch’Orrigille ha seguito è manifesto
in Antiochia con intenzione
di levarla di man del suo rivale
con gran vendetta e memorabil male.

73
Non tolerò Aquilante che ‘l fratello
solo e senz’esso a quell’impresa andasse;
e prese l’arme, e venne dietro a quello:
ma prima pregò il duca che tardasse
l’andata in Francia ed al paterno ostello,
fin ch’esso d’Antiochia ritornasse.
Scende al Zaffo e s’imbarca, che gli pare
e più breve e miglior la via del mare.

74
Ebbe un ostro-silocco allor possente
tanto nel mare, e sì per lui disposto,
che la terra del Surro il dì seguente
vide e Saffetto, un dopo l’altro tosto.
Passa Barutti e il Zibeletto, e sente
che da man manca gli è Cipro discosto.
A Tortosa da Tripoli, e alla Lizza
e al golfo di Laiazzo il camin drizza.

75
Quindi a levante fe’ il nocchier la fronte
del navilio voltar snello e veloce;
ed a sorger n’andò sopra l’Oronte,
e colse il tempo, e ne pigliò la foce.
Gittar fece Aquilante in terra il ponte,
e n’uscì armato sul destrier feroce;
e contra il fiume il camin dritto tenne,
tanto ch’in Antiochia se ne venne.

76
Di quel Martano ivi ebbe ad informarse;
ed udì ch’a Damasco se n’era ito
con Orrigille, ove una giostra farse
dovea solenne per reale invito.
Tanto d’andargli dietro il desir l’arse,
certo che ‘l suo german l’abbia seguito,
che d’Antiochia anco quel dì si tolle;
ma già per mar più ritornar non volle.

77
Verso Lidia e Larissa il camin piega:
resta più sopra Aleppe ricca e piena.
Dio, per mostrar ch’ancor di qua non niega
mercede al bene, ed al contrario pena,
Martano appresso a Mamuga una lega
ad incontrarsi in Aquilante mena.
Martano si facea con bella mostra
portare inanzi il pregio de la giostra.

78
Pensò Aquilante al primo comparire,
che ‘l vil Martano il suo fratello fosse;
che l’ingannaron l’arme, e quel vestire
candido più che nievi ancor non mosse:
e con quell’oh! che d’allegrezza dire
si suole, incominciò; ma poi cangiosse
tosto di faccia e di parlar, ch’appresso
s’avide meglio, che non era desso.

79
Dubitò che per fraude di colei
ch’era con lui, Grifon gli avesse ucciso;
e: – Dimmi (gli gridò) tu ch’esser déi
un ladro e un traditor, come n’hai viso,
onde hai quest’arme avute? onde ti sei
sul buon destrier del mio fratello assiso?
Dimmi se ‘l mio fratello è morto o vivo;
come de l’arme e del destrier l’hai privo. –

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