Footer menù

Testo del canto 14 (XIV) del poema Orlando Furioso

50
E Doralice in mezzo il prato vede
(che così nome la donzella avea),
la qual, suffolta da l’antico piede
d’un frassino silvestre, si dolea.
Il pianto, come un rivo che succede
di viva vena, nel bel sen cadea;
e nel bel viso si vedea che insieme
de l’altrui mal si duole, e del suo teme.

51
Crebbe il timor, come venir lo vide
di sangue brutto e con faccia empia e oscura,
e’l grido sin al ciel l’aria divide,
di sé e de la sua gente per paura;
che, oltre i cavallier, v’erano guide,
che de la bella infante aveano cura,
maturi vecchi, e assai donne e donzelle
del regno di Granata, e le più belle.

52
Come il Tartaro vede quel bel viso
che non ha paragone in tutta Spagna,
e c’ha nel pianto (or ch’esser de’ nel riso?)
tesa d’Amor l’inestricabil ragna;
non sa se vive in terra o in paradiso:
né de la sua vittoria altro guadagna,
se non che in man de la sua prigioniera
si dà prigione, e non sa in qual maniera.

53
A lei però non si concede tanto,
che del travaglio suo le doni il frutto;
ben che piangendo ella dimostri, quanto
possa donna mostrar, dolore e lutto.
Egli, sperando volgerle quel pianto
in sommo gaudio, era disposto al tutto
menarla seco; e sopra un bianco ubino
montar la fece, e tornò al suo camino.

54
Donne e donzelle e vecchi ed altra gente,
ch’eran con lei venuti di Granata,
tutti licenziò benignamente,
dicendo: – Assai da me fia accompagnata;
io mastro, io balia, io le sarò sergente
in tutti i suoi bisogni: a Dio brigata. –
Così, non gli possendo far riparo,
piangendo e sospirando se n’andaro;

55
tra lor dicendo: – Quanto doloroso
ne sarà il padre, come il caso intenda!
quanta ira, quanto duol ne avrà il suo sposo!
oh come ne farà vendetta orrenda!
Deh, perché a tempo tanto bisognoso
non è qui presso a far che costui renda
il sangue illustre del re Stordilano,
prima che se lo porti più lontano? –

56
De la gran preda il Tartaro contento,
che fortuna e valor gli ha posta inanzi,
di trovar quel dal negro vestimento
non par ch’abbia la fretta ch’avea dianzi.
Correva dianzi: or viene adagio e lento;
e pensa tuttavia dove si stanzi,
dove ritruovi alcun commodo loco,
per esalar tanto amoroso foco.

57
Tuttavolta conforta Doralice,
ch’avea di pianto e gli occhi e ‘l viso molle:
compone e finge molte cose, e dice
che per fama gran tempo ben le volle;
e che la patria, e il suo regno felice
che ‘l nome di grandezza agli altri tolle,
lasciò, non per vedere o Spagna o Francia,
ma sol per contemplar sua bella guancia.

58
– Se per amar, l’uom debbe essere amato,
merito il vostro amor; che v’ho amat’io:
se per stirpe, di me chi è meglio nato?
che’l possente Agrican fu il padre mio:
se per ricchezza, chi ha di me più stato?
che di dominio io cedo solo a Dio:
se per valor, credo oggi aver esperto
ch’esser amato per valore io merto. –

59
Queste parole ed altre assai, ch’Amore
a Mandricardo di sua bocca ditta,
van dolcemente a consolar il core
de la donzella di paura afflitta.
Il timor cessa, e poi cessa il dolore
che le avea quasi l’anima trafitta.
Ella comincia con più pazienza
a dar più grata al nuovo amante udienza;

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web