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Testo del canto 8 (VIII) del poema Orlando Furioso

60
Van discorrendo tutta la marina
con fuste e grippi ed altri legni loro,
e da lontana parte e da vicina
portan sollevamento al lor martoro.
Molte donne han per forza e per rapina,
alcune per lusinghe, altre per oro;
e sempre da diverse regioni
n’hanno piene le torri e le prigioni.

61
Passando una lor fusta a terra a terra
inanzi a quella solitaria riva
dove fra sterpi in su l’erbosa terra
la sfortunata Angelica dormiva,
smontaro alquanti galeotti in terra
per riportarne e legna ed acqua viva;
e di quante mai fur belle e leggiadre
trovaro il fiore in braccio al santo padre.

62
Oh troppo cara, oh troppo eccelsa preda
per sì barbare genti e sì villane!
Oh Fortuna crudel, chi fia ch’il creda,
che tanta forza hai ne le cose umane,
che per cibo d’un mostro tu conceda
la gran beltà, ch’in India il re Agricane
fece venir da le caucasee porte
con mezza Scizia a guadagnar la morte?

63
La gran beltà, che fu da Sacripante
posta inanzi al suo onore e al suo bel regno;
la gran beltà, ch’al gran signor d’Anglante
macchiò la chiara fama e l’alto ingegno;
la gran beltà che fe’ tutto Levante
sottosopra voltarsi e stare al segno,
ora non ha (così è rimasa sola)
chi le dia aiuto pur d’una parola.

64
La bella donna, di gran sonno oppressa,
incatenata fu prima che desta.
Portaro il frate incantator con essa
nel legno pien di turba afflitta e mesta.
La vela, in cima all’arbore rimessa,
rendé la nave all’isola funesta,
dove chiuser la donna in rocca forte,
fin a quel dì ch’a lei toccò la sorte.

65
Ma poté sì, per esser tanto bella,
la fiera gente muovere a pietade,
che molti dì le differiron quella
morte, e serbarla a gran necessitade;
e fin ch’ebber di fuore altra donzella,
perdonaro all’angelica beltade.
Al mostro fu condotta finalmente,
piangendo dietro a lei tutta la gente.

66
Chi narrerà l’angosce, i pianti, i gridi,
l’alta querela che nel ciel penetra?
maraviglia ho che non s’apriro i lidi,
quando fu posta in su la fredda pietra,
dove in catena, priva di sussidi,
morte aspettava abominosa e tetra.
Io nol dirò; che sì il dolor mi muove,
che mi sforza voltar le rime altrove,

67
e trovar versi non tanto lugubri,
fin che ‘l mio spirto stanco si riabbia;
che non potrian li squalidi colubri,
né l’orba tigre accesa in maggior rabbia,
né ciò che da l’Atlante ai liti rubri
venenoso erra per la calda sabbia,
né veder né pensar senza cordoglio,
Angelica legata al nudo scoglio.

68
Oh se l’avesse il suo Orlando saputo,
ch’era per ritrovarla ito a Parigi;
o li dui ch’ingannò quel vecchio astuto
col messo che venìa dai luoghi stigi!
fra mille morti, per donarle aiuto,
cercato avrian gli angelici vestigi:
ma che fariano, avendone anco spia,
poi che distanti son di tanta via?

69
Parigi intanto avea l’assedio intorno
dal famoso figliuol del re Troiano;
e venne a tanta estremitade un giorno,
che n’andò quasi al suo nimico in mano:
e se non che li voti il ciel placorno,
che dilagò di pioggia oscura il piano,
cadea quel dì per l’africana lancia
il santo Impero e ‘l gran nome di Francia.

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