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Testo del canto 6 (VI) del poema Orlando Furioso

70
L’una e l’altra n’andò dove nel prato
Ruggiero è oppresso da lo stuol villano.
Tutta la turba si levò da lato;
e quelle al cavallier porser la mano,
che tinto in viso di color rosato,
le donne ringraziò de l’atto umano:
e fu contento, compiacendo loro,
di ritornarsi a quella porta d’oro.

71
L’adornamento che s’aggira sopra
la bella porta e sporge un poco avante,
parte non ha che tutta non si cuopra
de le più rare gemme di Levante.
Da quattro parti si riposa sopra
grosse colonne d’integro diamante.
O ver o falso ch’all’occhio risponda,
non è cosa più bella o più gioconda.

72
Su per la soglia e fuor per le colonne
corron scherzando lascive donzelle,
che, se i rispetti debiti alle donne
servasser più, sarian forse più belle.
Tutte vestite eran di verdi gonne,
e coronate di frondi novelle.
Queste, con molte offerte e con buon viso,
Ruggier fecero entrar nel paradiso:

73
che si può ben così nomar quel loco,
ove mi credo che nascesse Amore.
Non vi si sta se non in danza e in giuoco,
e tutte in festa vi si spendon l’ore:
pensier canuto né molto né poco
si può quivi albergare in alcun core:
non entra quivi disagio né inopia,
ma vi sta ognor col corno pien la Copia.

74
Qui, dove con serena e lieta fronte
par ch’ognor rida il grazioso aprile,
gioveni e donne son: qual presso a fonte
canta con dolce e dilettoso stile;
qual d’un arbore all’ombra e qual d’un monte
o giuoca o danza o fa cosa non vile;
e qual, lungi dagli altri, a un suo fedele
discuopre l’amorose sue querele.

75
Per le cime dei pini e degli allori,
degli alti faggi e degl’irsuti abeti,
volan scherzando i pargoletti Amori:
di lor vittorie altri godendo lieti,
altri pigliando a saettare i cori,
la mira quindi, altri tendendo reti;
chi tempra dardi ad un ruscel più basso,
e chi gli aguzza ad un volubil sasso.

76
Quivi a Ruggier un gran corsier fu dato,
forte, gagliardo, e tutto di pel sauro,
ch’avea il bel guernimento ricamato
di preziose gemme e di fin auro;
e fu lasciato in guardia quello alato,
quel che solea ubidire al vecchio Mauro,
a un giovene che dietro lo menassi
al buon Ruggier, con men frettosi passi.

77
Quelle due belle giovani amorose
ch’avean Ruggier da l’empio stuol difeso,
da l’empio stuol che dianzi se gli oppose
su quel camin ch’avea a man destra preso,
gli dissero: – Signor, le virtuose
opere vostre che già abbiamo inteso,
ne fan sì ardite, che l’aiuto vostro
vi chiederemo a beneficio nostro.

78
Noi troverem tra via tosto una lama,
che fa due parti di questa pianura.
Una crudel, che Erifilla si chiama,
difende il ponte, e sforza e inganna e fura
chiunque andar ne l’altra ripa brama;
ed ella è gigantessa di statura,
li denti ha lunghi e velenoso il morso,
acute l’ugne, e graffia come un orso.

79
Oltre che sempre ci turbi il camino,
che libero saria se non fosse ella,
spesso, correndo per tutto il giardino,
va disturbando or questa cosa or quella.
Sappiate che del populo assassino
che vi assalì fuor de la porta bella,
molti suoi figli son, tutti seguaci,
empi, come ella, inospiti e rapaci. –

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