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Riassunto canto 37 (XXXVII) del poema Orlando Furioso

Giunto finalmente il giorno del matrimonio, al termine della cerimonia in memoria di Olindro, il sacerdote pose il calice nelle mani della donna, che bevve un sorso del liquore avvelenato e fece bere il resto a Tanacro. Il ragazzo aprì le braccia per accogliere la donna, lei lo allontanò piena d’ira, gli confessò di averlo avvelenato, lo maledisse e chiese infine perdono al marito per non essere riuscita a dare peggiore punizione al suo assassino. Morì subito dopo, non prima di aver visto morire Tanacro.

Marganorre, rimasto con il corpo privo di vita del figlio tra le braccia, non riuscì più a tenere nascosta la propria crudeltà. Il tiranno si accanì con tutte le sue forze sul cadavere di Drusilla, straziandolo in ogni modo. Rivolse poi la propria furia contro le donne presenti e con la propria spada ne fece una strage.
Convinto dagli amici a non uccidere tutte le donne del paese, le fece però allontanare, tenendole in pratica prigioniere in un villaggio al confine delle sue terre. Gli uomini che tentarono di raggiungere il villaggio furono gravemente puniti, ed a volte anche uccisi.
Marganorre fece anche approvare una legge crudele. Le donne che capitavano in quella valle senza scorta armata al seguito, dovevano essere fustigate e quindi umiliate con il taglio della gonna. Le donne accompagnate da cavalieri armati dovevano essere invece uccise e la loro scorta privata delle armi e fatta prigioniera.
Infine, gli unici uomini ad essere liberati, prima di riavere la libertà, dovevano giurare il proprio odio verso il sesso femminile.

Il mattino seguente Bradamante, Marfisa e Ruggiero si preparano per raggiungere il castello e mettere fine a quella legge crudele. Giunge presso il villaggio un gruppo armato che sta portando a Marganorre la vecchia che aveva preparato il veleno per Drusilla, ed era poi riuscita a scappare. I tre cavalieri riescono a liberare la donna e la portano quindi con loro presso il castello del tiranno.

Giunti nel borgo dove regna il crudele Marganorre, i tre cavalieri vengono subito circondati. Marfisa si lancia contro il tiranno, lo lascia tramortito dopo averlo colpito alla testa con un pugno, lo lega e lo lascia quindi in custodia alla vecchia serva di Drusilla. Dopo un breve combattimento, Marfisa minaccia di dar fuoco alle case se gli abitanti non si mostrano pentiti delle loro azioni. Nessuno esita più a manifestare la propria ribellione contro le regole di Marganorre ed ognuno vuole ora vendicarsi dei torti subiti. Il tiranno viene quasi linciato dalla folla, il suo castello saccheggiato di ogni avere. A Ullania viene restituito lo scudo d’oro ed i tre re al suo seguito vengono liberati dalla prigione.
Sulla colonna che Marganorre aveva fatto erigere con incisa la sua crudele legge, viene appesa l’armatura del tiranno e viene scritta una nuova legge dettata da Marfisa. Saranno le donne a comandare nel villaggio, ogni terra e lo stesso castello sarà di loro proprietà. Inoltre, a nessuno straniero dovrà essere data ospitalità se non giura prima di essere per sempre amico delle donne e nemico dei loro nemici.

Marganorre viene consegnato ad Ullania e verrà poi buttato da una torre. Bradamante, Marfisa e Ruggiero ripartono insieme per poi separarsi ad un bivio: l’uomo prosegue il suo viaggio verso Arles, le donne verso l’accampamento cristiano.

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