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Riassunto canto 38 (XXXVIII) del poema Orlando Furioso

Ruggiero prende la via per la città di Arles. Bradamante e Marfisa raggiungono insieme l’accampamento cristiano e ricevono un’accoglienza festosa.
Re Carlo le accoglie personalmente e, per la prima volta in tutta la sua vita, Marfisa si inginocchia, tanto è il rispetto, tanta la reverenza che nutre nei confronti di Carlo Magno.

Marfisa confessa al re cristiano di essere giunta in Francia solo per muovergli guerra, spinta dall’invidia, dal non volere accettare che un re di religione opposta alla sua potesse avere tanto potere.
Racconta di essere figlia di Ruggiero II (e quindi parente dello stesso re Carlo), ucciso a causa del tradimento dello zio. Morta anche la madre (a causa degli zii di Agramante), era stata allevata dal mago Atlante fino all’età di sette anni. Un gruppo di arabi l’aveva però rapita ed era stata poi venduta come schiava ad un re persiano, da lei ucciso.
Ad appena diciotto anni aveva già conquistato numerosi regni. Decise quindi, spinta dall’invidia, di raggiungere l’Europa per combattere contro l’esercito di Carlo Magno.
L’aver conosciuto le proprie origini le aveva ora spento il furore verso i cristiani, ed acceso un profondo odio verso re Agramante. Marfisa dice anche di voler essere parente e serva di re Carlo, così come in passato lo era stato suo padre. Dice infine di volersi convertire al cristianesimo e di voler poi tornare nelle proprie terre, una volta morto re Agramante, per convertire al cristianesimo anche i suoi sudditi e combattere contro i pagani.

Re Carlo accetta di avere Marfisa non solo come parente ma anche come figlia. Il giorno dopo viene allestita una ricca cerimonia e la donna viene battezzata, con il re che le fa da padrino.

Tornando a parlare di Astolfo, il cavaliere, presa con sé l’ampolla contenente il senno di Orlando, riceve dall’evangelista Giovanni anche un’erba in grado di ridare la vista a Senapo, re d’Etiopia, e le indicazioni per riuscire ad attraversare senza danni il deserto ed assalire Biserta, capitale del regno di Agramante, con il supporto degli uomini di Senapo stesso.

Il paladino raggiunge quindi in sella all’ippogrifo l’Etiopia, ridona la vista al re e fa organizzare l’esercito per muovere guerra contro i pagani. La notte prima della partenza Astolfo raggiunge la caverna dalla quale ha origine il vento australe, che genera le tempeste di sabbia nel deserto, e pone al suo imbocco un otre vuoto. Il giorno dopo il vento si sveglia, come è solito fare, esce furioso dalla caverna e rimane così intrappolato.

Il cavaliere conduce l’esercito di Etiopia attraverso il deserto senza alcun problema. Giunti presso un colle, Astolfo mette i guerrieri più fidati alla sua base e ne raggiunge in volo la cima. Seguendo le indicazioni ricevute in paradiso, invoca l’evangelista Giovanni ed inizia a buttare dalla cima del colle dei sassi che, per miracolo, si trasformano in cavalli durante la caduta.
Ogni fante diviene un cavaliere e l’esercito inizia a fare scorrerie per tutta l’Africa. I re messi da Agramante a guardia del suo regno, tra i quali Branzardo, si muovono contro i cristiani, prima però mandano una nave in Francia per informare il loro signore degli avvenimenti.

In Francia, ricevuto il messaggio dall’Africa, Agramante chiama a consiglio i re ed i principi pagani. Il re dice di aver sbagliato a lasciare incustodite le proprie terre, ma di non aver mai comunque ritenuto possibile che il popolo di Etiopia, così distante e separato da loro da un deserto tanto pericoloso, potesse giungere nelle sue terre ad arrecare loro danno. Chiede quindi consiglio a re Marsilio su come comportarsi.
Il re di Spagna consiglia ad Agramante di non dare troppo peso alla notizia ricevuta. Dice che probabilmente era stata ingigantita eccessivamente per giustificare una sconfitta di ben minore entità, soprattutto considerando che il fatto appariva in sé troppo inverosimile.
Marsilio consiglia infine al re pagano di mandare in Africa solo poche sue navi, basterà la vista della sua bandiera per mettere in fuga gli oppressori, e di non abbandonare quindi l’impresa in Francia, così da non subire un grosso danno e perdere il proprio onore. Il re spagnolo spinge quindi affinché Agramante non abbandoni l’Europa, ma ci rimanga per sconfiggere Carlo Magno.

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