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Riassunto canto 40 (XL) del poema Orlando Furioso

La battaglia navale avviene di notte, ma sembra comunque giorno, tanti sono i roghi che avvolgono le navi saracene. Resosi conto della situazione, Agramante fugge su di una barca insieme a Sobrino portandosi dietro il cavallo Brigliadoro (ricevuto da Ruggiero dopo che Mandricaro era stato ucciso).

Tornando a Biserta, l’esercito cristiano è in assetto da guerra ed è pronto a dare inizio alla battaglia. A Sansonetto viene dato il comando di una flotta di navi, create per miracolo insieme a quelle consegnate a Dudone.
Non si è fatto ancora il giorno quando dal mare e dalla terra inizia l’assalto alle mura della città. A Senapo viene dato l’incarico di tenere le mura sotto una pioggia di dardi, così che nessun nemico osi affacciarsi ed i fanti ed i cavalieri possano avanzare senza subire danni.
Mentre Sansonetto attacca la città dal mare, Brandimarte conduce la sua parte di esercito sotto le mura. Viene accostata una scala, il paladino sale per primo ed incita gli altri a seguirlo. Non appena raggiunge la passatoia la scala va però in mille pezzi e Brandimarte si trova così solo all’interno delle mura nemiche. Il cavaliere, nonostante le preghiere dei compagni, non torna indietro, si lancia nella città e fa strage di tutti quelli che incontra.
La notizia che Brandimarte è in pericolo giunge in poco tempo alle orecchie degli altri paladini, che subito si affrettano a porre le scale per entrare in città ed andare in aiuto del cavaliere. Vengono anche aperte delle brecce nelle mura utilizzando gli arieti ed in un solo istante tutto l’esercito cristiano si riversa nella città pagana, che viene così saccheggiata e data in pasto alle fiamme.
Bucifaro viene ucciso da Oliviero. Branzardo si toglie invece la vita da solo. Asfolfo uccide infine Folvo, ultimo dei tre re lasciati da Agramante a difesa del suo regno.

Il re Agramante, dalla barca con la quale è scampato all’assalto di Dudone, riesce a vedere la città di Biserta avvolta dalle fiamme e vorrebbe uccidersi. Re Sobrino riesce a trattenerlo dicendogli che morendo toglierà al popolo pagano anche l’ultima speranza rimasta di libertà. Gli consiglia di trovare rifugio in Egitto e lo consola dicendogli infine che non faticherà a trovare nuovi alleati per riconquistare l’Africa.
In realtà Sobrino teme per il futuro, sapendo che può portare solo danni il chiedere soccorso a gente straniera per riuscire a tornare in possesso di un regno.

La nave con a bordo il re pagano viene colta da una violenta tempesta mentre si sta dirigendo ad oriente ed è quindi costretta ad approdare su di un isola posta tra l’Africa e la Sicilia. Trovano sull’isola re Gradasso, riparatosi anch’egli lì dalla tempesta con la sua nave.
Gradasso cerca di convincere Agramante a non andare in Egitto, suggerisce quindi un altro piano d’azione: lui in persona sfiderà in duello e sconfiggerà Orlando, mentre le sue genti ed il popolo Etiope di fede non cristiana muoveranno guerra alla parte cristiana dell’Etiopia. Agramante accetta il consiglio, ma vuole però essere lui a sfidare Orlando. Anche re Sobrino non vuole essere escluso ed alla fine si decide di richiedere un duello tre contro tre. La sede del combattimento sarà l’isola di Lampedusa.

Un messaggero viene mandato subito a Biserta per lanciare la sfida al conte Orlando. Il paladino è più che contento di accettare, avendo saputo che re Gradasso è in possesso della sua spada Durindana e che Agramante ha invece il suo cavallo Brigliadoro ed il suo famoso corno. Oliviero e Brandimarte sono i due cavalieri scelti per combattere al suo fianco.
Nessuno dei tre è in possesso delle proprie armi (Orlando se ne era spogliato, quelle degli altri due erano state vinte da Rodomonte), cercano quindi di trovare quanto c’è di meglio in Africa, ma è rimasto ben poco, dal momento che Agramante aveva fatto portare tutto in Francia.
Mentre i tre paladini ragionano sul prossimo duello camminando lungo la spiaggia, una nave priva di equipaggio raggiunge la costa di Biserta.

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