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Riassunto canto 8 (VIII) del poema Orlando Furioso

Ruggiero fugge attraverso il bosco.
Un servo della fata, disarmato, su un povero ronzino, con un falcone da caccia ed un cane al seguito, cerca di opporsi alla sua corsa dimostrando di essere altrettanto veloce. Il paladino, per non dover mettere mano alla spada, utilizza lo scudo di Atlante e si libera dall’impiccio.

Nel frattempo Alcina raccoglie tutta la sua gente intorno a sé, ne manda un parte alla ricerca di Ruggiero lungo il sentiero che lui stava percorrendo e l’altra parte la fa invece imbarcare.
Lei, totalmente presa dal desiderio di rivedere Ruggiero, si unisce a questi ultimi e lascia così la propria città incustodita.

Melissa riesce quindi ad annullare con comodo tutti gli incantesimi della maga Alcina e tutti gli amanti trasformati in piante, animali, fonti.. ritornano alla loro forma originaria e con Ruggiero si mettono in salvo nel regno di Logistilla, per tornare poi ai rispettivi paesi di origine.
Come da preghiere di Ruggiero, libera anche il paladino Astolfo, gli riconsegna tutte le armi che gli erano state sottratte, tra le quali la lancia d’oro che disarciona ogni cavaliere che riesca a toccare, gli fa montare l’ippogrifo e lo fa volare in salvo.
Infine si reca anch’essa da Logistilla, mentre Ruggiero è ancora impegnato nel suo faticoso viaggio.

Rinaldo intanto chiede ed ottiene dal re di Scozia il supporto armato per sostenere re Carlo assediato a Parigi. Naviga fino a Londra e chiede ed ottiene supporto anche dal principe del Galles (il re Ottone d’Inghilterra era insieme a re Carlo sotto assedio a Parigi).

L’eremita, aiutata Angelica, colpito dalla bellezza di lei, cerca di trattenere la donna ma questa riparte subito dopo.
L’eremita evoca allora un demone e gli fa prendere possesso del cavallo di Angelica, quindi si mette a seguirla da lontano.

Giunta sulle rive dell’oceano Atlantico, il demone spinge il cavallo in mare aperto verso nord, senza che Angelica possa fare nulla per fermarlo. Quando è ormai sera l’animale e la donna raggiungono una spiaggia deserta e spaventosa.
Angelica accusa la Fortuna di accanirsi contro di lei, di averle tolto ogni avere, ogni persona cara ed infine l’onore (essendo divenuta una vagabonda è infatti ora facile pensare che, benché non abbia commesso alcun peccato, sia una donna di facili costumi), tenendola in vita per il solo gusto di tormentarla ancora.

L’eremita, giunto sul posto qualche giorno prima grazie ad un altro demonio, compare improvvisamente e lei, non conoscendolo bene, trova conforto nella sua presenza. Lui si mostra subito troppo affettuoso e lei lo respinge.
A questo punto l’eremita spruzza una pozione magica negli occhi della donna e la fa cadere addormentata. Tenterà di abusare di Angelica, ma a causa dell’età finirà solo per addormentarsi al fianco di lei.

Nel mare del nord, oltre l’Irlanda, si trova l’isola di Ebuda.
In un tempo passato, un re che governava l’isola aveva avuto una figlia tanto bella da fare innamorare di sé il dio marino Proteo, che trovandola un giorno da sola, l’aveva quindi posseduta ed ingravidata. Il re, uomo severo e crudele, non perdonò il gesto alla figlia e la decapitò subito, facendo quindi morire anche il nipote prima che potesse nascere.

Il dio Proteo, che accudisce tutti gli animali marini di Nettuno, dio del mare, colmo d’ira infrange le regole della natura e manda sulla terra ferma tutte le creature marine, a seminare distruzione ed a tenere d’assedio gli abitanti dell’isola.
Un’oracolo consiglia allora alla gente del posto di offrire al dio una donna di pari bellezza. Se Proteo accetterà il dono, tutto potrà terminare, altrimenti sarà necessario presentarne un’altra. Da allora ogni giorno una bella donna viene portata sulla spiaggia e finisce mangiata da un’orca, unica delle creature marine ad essere rimasta presso l’isola.
Gli abitanti di Ebuda hanno così cominciato a rapire le donne delle vicine isole, per salvare le proprie mogli.

Passa in quel momento davanti alla spiaggia una barca proveniente dall’isola di Ebuda, Angelica viene fatta prigioniera e messa insieme alle altre donne destinate al sacrificio.
La bellezza della donna muove a pietà la gente del posto e il suo sacrificio viene ritardato il più possibile. Arriva però inevitabilmente il suo momento e, nuda, viene offerta in catene all’orca.

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