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Riassunto canto 42 (XLII) del poema Orlando Furioso

Per togliersi da dietro la schiena quell’orribile mostro, Rinaldo prende i sentieri più pericolosi ed avrebbe anche potuto riceverne danno se non fosse giunto in suo aiuto un cavaliere (lo Sdegno), che ha per elmo un giogo rotto, fiamme su scudo e vesti e come arma una mazza che è avvolta da un eterno fuoco. Il cavaliere colpisce di lato il mostro, che avvolge da dietro il paladino con il suo grosso serpente, lo fa cadere a terra e lo ricaccia infine nella sua caverna.
Rinaldo ringrazia il suo salvatore, ne chiede il nome, ma il cavaliere rimanda la risposta.

I due giungono presso una gelida fonte, quella che spegna la passione amorosa (dalla quale aveva bevuto Angelica, trasformando così il suo amore per Rinaldo in profondo odio), ed il cavaliere misterioso propone a Rinaldo di rimanere lì a riposare.
Il paladino accetta, subito si disseta bevendo alla fonte ed in uno stesso momento si libera della sete e del folle amore per Angelica.
Il cavaliere confessa ora al paladino di essere lo Sdegno e subito scompare.

Rinaldo prosegue comunque il suo viaggio verso l’India, questa volta veramente con l’intenzione di recuperare Baiardo.
Giunto a Basilea viene a sapere che Orlando si sta preparando per combattere contro Gradasso e Agramante. Rinaldo vuole combattere al fianco del cugino, cambia meta e si dirige verso l’Italia.
Giunto sulla riva del Po il paladino incontra un cavaliere che gli chiede se è sposato e, ricevuta una risposta positiva, lo invita quindi nel suo palazzo per mostrargli, dice, qualcosa che chi ha moglie deve assolutamente vedere.

Il palazzo è immenso e ricchissimo, al centro del suo cortile c’è una immensa fontana protetta da una volta sostenuta da otto statue di donna, ognuna diversa dall’altra, ma tutte ugualmente belle. Ogni donna poggia su due statue di cavalieri, ognuna delle quali porta un testo in cui vengono tessute le lodi della donna sostenuta.
Rinaldo legge tra vari nomi quelli di Lucrezia Borgia e di Isabella d’Este. L’ultima statua raffigura sicuramente Alessandra Benucci, ma nessun nome è in realtà inciso sulla fontana. Non ha nome nemmeno l’unica figura che la sostiene, ma si tratta per certo dello stesso Ariosto.
Rinaldo ed il cavaliere banchettano in cortile. Termina la cena, il padrone del palazzo si fa portare una coppa d’oro, tempestata di gemme e piena di vino, la porge al paladino e gli dice che bevendo da quella potrà scoprire se la sua donna gli è fedele o meno: se il vino gli finirà sul petto allora la sua donna lo tradisce, se non cade neanche una goccia allora la sua donna gli è fedele.
Rinaldo è sul punto di tentare la prova, ma poi riflette su quanto sia pericolosa la verità.

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