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Riassunto canto 42 (XLII) del poema Orlando Furioso

Orlando arde d’ira nel vedere che il caro amico Brandimarte giace a terra ucciso da re Gradasso, e si lancia quindi subito contro gli avversari.
Il conte taglia di netto la testa ad Agramante. Re Gradasso assiste alla scena e per la prima volta in vita sua trema di paura. Il pagano è ormai rassegnato a morire e non cerca neanche di difendersi dal colpo mortale che gli viene sferrato dal conte cristiano.

Orlando non gioisce per la vittoria ottenuta, scende subito da cavallo e corre dall’amico Brandimarte. Il cavaliere muore subito dopo, non prima però di aver chiesto perdono a Dio per i propri peccati ed avere raccomandato al conte la sua Fiordiligi. L’ultima parola pronunciata dal paladino è appunto il nome della donna amata.
Re Sobrino è disteso al suolo senza forze ed ormai quasi dissanguato. Il conte aiuta Oliviero a liberarsi dal peso del cavallo ed a rialzarsi, fa poi prelevare anche Sobrino e lo fa curare.
Orlando vede infine arrivare dal mare un’imbarcazione leggera.

Tornando in Francia, Bradamante vede il suo Ruggiero allontanarsi da lei ancora una volta e riprende così a disperarsi e a maledirlo. La donna si sfoga con Marfisa, sorella del cavaliere, che la consola dicendogli che non crede che Ruggiero possa commettere un simile errore, e se anche lo dovesse fare, ci penserà lei a vendicarla.

Tutti i paladini si godono la meritata pace, ora che i saraceni sono stati fatti scappare, tranne Rinaldo, che è ancora tormentato dall’amore per la bella Angelica. Il cavaliere la cerca ovunque ed infine decide di affidarsi ai poteri magici di Malagigi per sapere dove essa si trovi.
Malagigi rimane molto sorpreso dalla richiesta del cavaliere, visto che in passato, quando era stato prigioniero di Angelica, a nulla erano valse le sue preghiere perché Rinaldo ricambiasse l’amore della donna, condizione per la sua liberazione. Malagigi mette da parte ogni rancore, invoca gli spiriti e viene così a sapere dell’origine del profondo amore di Ruggiero verso Angelica (lui aveva bevuto dalla fontana che trasforma l’odio in amore, lei da quella che produce l’effetto contrario), del matrimonio tra la donna e Medoro e del loro viaggio verso l’India.
Malagigi informa Rinaldo dei fatti e cerca di convincerlo a non amare più la donna, ormai quasi di sicuro giunta in patria insieme al suo Medoro. Il paladino soffre e si tormenta al pensiero che un’altro uomo abbia colto la verginità della sua amata. Spinto dal furore della gelosia, Rinaldo chiede a re Carlo il permesso di partire, dicendo, come scusa, che deve assolutamente riprendersi il cavallo Baiardo, prima che re Gradasso possa vantarsi di averglielo sottratto con le armi.
Carlo Magno acconsente ed il paladino lascia così la Francia senza nessuno al seguito.

Rinaldo si tormenta durante il viaggio per non aver posseduto la donna quando avrebbe potuto, e per il fatto che un semplice fante abbia potuto far mettere da parte ad Angelica l’amore ed il merito di ogni precedente amante.
Mentre il paladino sta procedendo all’interno della Selva Nera, il cielo diviene improvvisamente nuvoloso e da una caverna esce un mostro dalle sembianze femminili (la Gelosia), con in viso numerosi occhi privi di palpebre, numerose orecchie ai lati della testa, serpenti come capelli e come coda un serpente più grande.
Per la prima volta nella sua vita Rinaldo ha paura. Il cavaliere cerca comunque di simulare il solito coraggio, stringe la spada e cerca di difendersi dai colpi del mostro, senza però riuscirci. Il grosso serpente lo colpisce al petto ed la viso. Il paladino cristiano si mette infine in fuga, ma il mostro è veloce a muoversi e sale anch’egli in groppa al suo cavallo.

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