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Riassunto canto 23 (XXIII) del poema Orlando Furioso

Ucciso Pinabello, Bradamante si accorse di non sapere più tornare al luogo in cui aveva lasciato Ruggiero. Dovette dormire in un bosco, tra sospiri e lacrime, accusandosi di essersi lasciata prendere dall’ira, di non essere stata al fianco dell’amato e di non essersi nemmeno guardata intorno durante l’inseguimento, tanto ardeva dal desiderio di vendicarsi.
Vagando per il bosco, il giorno dopo la donna raggiunge il palazzo nel quale era stata tenuta prigioniera, per incantesimo, insieme ad altri cavalieri, ed incontra quindi il suo cugino Astolfo.
Il paladino è ben contento di incontrare Bradamante, la miglior persona alla quale avrebbe mai potuto affidare Rabicano. Astolfo consegna quindi alla donna il proprio destriero, l’armatura, così da potersi muovere leggero nell’aria a cavallo dell’ippogrifo, e la lancia incantata, chiedendole il piacere di portarle a Montalbano e di conservarle fino al suo ritorno. Il cavaliere prende infine la sua via nel cielo.

Aiutata da un campagnolo, la donna riprende quindi il proprio viaggio con l’intenzione di recarsi prima alla badia di Vallombrosa, per ritrovare l’amato, e solo dopo fare ritorno a Montalbano, dove aveva la madre ed alcuni suoi fratelli ad aspettarla.
Vagando per il bosco, si ritrova però subito a Montalbano. Teme di essere riconosciuta e di trovarsi quindi costretta a rimanere contro la propria volontà, per tale motivo riparte lungo la via a lei nota che porta alla badia. Non fa però in tempo ad allontanarsi che incontra il fratello Alardo. Si incammina con lui verso Montalbano e riabbraccia così la madre Beatrice ed anche gli altri suoi fratelli.

Non potendo più andarci di persona, Bradamante invia Ippalca, figlia della sua balia, a Vallombrosa per informare Ruggiero degli avvenimenti e chiedergli quindi di procedere nel battesimo per poi raggiungerla a Montalbano. Affida a lei anche Frontino, il cavallo di Ruggiero, che aveva portato a Montalbano dopo che l’amato era stato rapito dall’ippogrifo.

Ippalca incontra sulla propria via Rodomonte, il quale, partito alla ricerca di Doralice a piedi, si era promesso di entrare in possesso del cavallo del primo cavaliere che gli fosse capitato di incontrare. Da quel momento non aveva incontrato altri cavalli se non quello condotto dalla messaggera di Bradamante.
Al guerriero Pagano dispiace di doverlo sottrarre ad una donna, saputo però che si tratta del destriero di Ruggiero, che la donna dice essere, seguendo le istruzioni ricevute da Bradamante per spaventare ogni malintenzionato, il più valoroso cavaliere, il crudele saraceno non esita oltre, sale in groppa al destriero e si rimette in viaggio.
Rodomonte chiede ad Ippalca di fare il suo nome a Ruggiero e di dirgli che se lo rivuole indietro potrà trovarlo facilmente seguendo le chiare tracce del suo passaggio.

Sentito il rumore di una battaglia, subito Zerbino, seguito da Gabrina, corre sul posto e trova così il cadavere di Pinabello poco dopo la partenza di Bradamante. Mentre il cavaliere cerca invano di trovare il colpevole dell’omicidio, la vecchia sottrae al morto tutto ciò che di valore riesce a nascondersi addosso, tra cui un cintura.
I due, ripartiti, giungono presso al palazzo del padre di Pinabello. Zerbino finge di non sapere nulla del corpo per paura di essere accusato dell’omocidio. Il padre di Pinabello, il conte Anselmo, aveva però promesso un ricco premio a chi riuscisse a indicargli l’assassino, e la vecchia Gabrina subito approfitta dell’occasione per indicare in Zerbino l’omicida e, per essere meglio creduta, mostra anche al conte la cintura sottratta al cadavere. Zerbino viene subito fatto prigioniero e condannato ad essere squartato là dove Pinabello era stato ucciso.
Giunge per fortuna sul posto il paladino Orlando in compagnia della bella Isabella. Il cavaliere, lasciata la compagna su di un monte, si avvicina al condannato a morte chiedendo spiegazioni. Zerbino gli racconta la sua storia e convince così bene Orlando della propria innocenza (aiutato anche dal fatto che Orlando conosce bene la crudeltà dei Maganzanesi) che subito il paladino decide di aiutarlo.
Orlando si lancia in combattimento e fa una strage uccidendo senza pietà tutti quelli che riesce a raggiungere.

Zerbino, riavuta la libertà ed indossate nuovamente le proprie armi (quindi non riconoscibile a causa dell’elmo), si accorge della presenza dell’amata Isabella e arde pertanto d’amore. Vorrebbe riabbracciarle ma teme che il paladino, verso cui è debitore della propria vita, sia il nuovo amante di lei, e perciò si trattiene.
Giunti presso una fonte, Zerbino si toglie infine l’elmo e viene riconosciuto da Isabella, che corre ad abbracciarlo.

Un rumore giunto dal bosco pone fine ai ringraziamenti dei due amanti verso Orlando ed i tre vedono arrivare a cavallo Mandricardo e Doralice.
Il crudele pagano era alla ricerca di quel cristiano che aveva fatto una strage di guerrieri saraceni presso Parigi, per potersi confrontare con lui; riconosciutolo quindi nel cavaliere che si trova in quel momento di fronte, sfida subito il conte a duello.
Orlando si stupisce di vedere l’avversario privo di spada e Mandricardo gli dice di essersi promesso di non portare con sé nessuna spada finché non riuscirà a togliere la spada Durindana al conte Orlando. Infine dice di volersi vendicare anche dell’uccisione del proprio padre, Agricane, per mano del paladino.
Orlando dichiara la propria identità, appende ad un albero la propria spada e si prepara al duello.

La lance vengono subito ridotte in pezzi nei primi scontri e gli sfidanti, non avendo altre armi, non possono fare altro che cercare di avere la meglio con i pugni e nel combattimento corpo a corpo.
Il cavallo di Mandricardo rimane senza le briglie, tolte da Orlando, e parte subito al galoppo, accecato dalla paura, portandosi dietro il proprio padrone. Terminerà la propria corsa cadendo in un fosso.
Doralice, corsa dietro alla propria guida, offre al guerriero le briglie del proprio cavallo. Mandricardo si impossessa invece di quelle del cavallo guidato da Gabrina, giunta lì per caso.

Orlando, non vedendo ricomparire l’avversario, decide di andare alla ricerca di Mandricardo e si separa così dai due amanti, chiedendo però prima loro, dovessero mai incontrare il guerriero pagano, di dire lui che potrà trovare il paladino in quei boschi per altri tre giorni, prima che faccia poi ritorno a Parigi.

Dopo aver girato invano per due giorni, il conte Orlando giunge infine nei luoghi dove Angelica e Medoro sfogarono la loro passione amorosa. Vede i loro nomi incisi su ogni albero ed ogni pietra. Il paladino cerca di convincersi prima che si tratti di un’altra Angelica, ma conosce purtroppo bene la grafia della donna amata, poi che Medoro fosse il soprannome che lei gli aveva dato, ma in una grotta trova una poesia scritta dal giovane in onore della passione vissuta insieme ad Angelica, e non può infine fare altro che scontrarsi con la dura realtà. Inizia a crescere la pazzia in Orlando.
Pensa anche che le scritte siano opera di qualche malintenzionato, che voglia disonorare e screditare la sua amata, oppure che siano state fatte con l’intenzione di ferirlo ingiustamente. Quella sera si trova però a dormire nella casa dello stesso pastore che aveva accolto Angelica e Medoro e li aveva infine sposati. Gli viene raccontato ogni dettaglio della storia d’amore dei due giovani e gli viene anche mostrato il bracciale, donato da Orlando come pegno d’amore, con il quale Angelica aveva ripagato il pastore dei favori ricevuti. Questa storia è la scure che tolse definitivamente il capo dal collo del paladino.

Fugge nella notte da quella casa dove la sua amata aveva sfogato la sua passione amorosa per Medoro. Raggiunge il bosco, grida il suo dolore, versa lacrime per giorni e si sente morire.

Giunto nuovamente nei luoghi dove ovunque erano incisi i nomi dei due amanti, l’Orlando furioso sguaina la propria spada e distrugge tutto ciò che abbia quelle scritte. Ormai sfinito si sdraia sul prato e rimane così, immobile, per tre interi giorni. Orlando si spoglia poi dell’armatura, di ogni arma e di ogni veste, rimanendo completamente nudo. Il paladino ha perso ora completamente il senno: è la pazzia di Orlando.

Il conte furioso distrugge tutto ciò che incontra sulla propria strada utilizzando la propria immensa forza.

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