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Riassunto canto 26 (XXVI) del poema Orlando Furioso

Ruggiero, Ricciardetto ed Aldigieri, giunti al luogo dove avrebbe dovuto avvenire la vendita di Malagigi e Viviano, incontrano un cavaliere che ha come insegna una fenice. Si tratta di Marfisa. La donna chiede ai tre se qualcuno voglia sfidarla in duello, ma poi, saputa l’impresa che i tre stanno per compiere, decide di unirsi a loro nella battaglia.

Arriva la schiera saracena con i due prigionieri al seguito e subito dopo la schiera dei Maganza con il carico d’oro e di oggetti preziosi necessari al pagamento.
Appena Ricciardetto e Aldigieri vedono Bertolagi, subito si lanciano sul nemico e lo trapassano entrambi con la lancia. Ruggiero e Marfisa li seguono e fanno una strage, senza distinguere una schiera dall’altra; si osservano tra loro e nessuno dei due vuole essere inferiore all’altro per valore.
Sia i Maganza che i saraceni gridano al tradimento ed iniziano anche a combattere tra loro. Alla fine riescono a rimanere in vita solo quelli che si sono allontanati velocemente a cavallo.
Terminata la battaglia, i due prigionieri vengono liberati e Marfisa si toglie l’elmo così che tutti possono ora vedere che si tratta di una donna.

Viene allestito un banchetto presso una delle quattro fonti di Merlino presenti in Francia, dove il mago aveva fatto rappresentare, con delle statue, avvenimenti che ancora dovevano accedere. Presso la fonte, raggiunta in quella occasione, era rappresentata una bestia mostruosa (l’avarizia), che dopo aver fatto strage in ogni luogo della terra, viene ferita da un cavaliere con una corona d’alloro (Francesco I di Francia), tre giovani (Massimiliano d’Austria, Carlo V ed Enrico VII d’Inghilterra) ed un leone (Leone X), ed infine uccisa con l’aiuto delle nobili genti, anche se poche, giunte per combatterla. I cavalieri vorrebbero conoscere meglio la storia ed i personaggi rappresentati e Malagigi racconta quindi loro gli avvenimenti.

L’orribile bestia (l’avarizia) era uscita dall’inferno al tempo in cui cominciarono ad essere delimitati i possedimenti terrieri. All’inizio aveva arrecato danno solo alla bassa plebe, con il passare degli anni aveva però accresciuto il proprio potere e la propria crudeltà, ed aveva così iniziato a compiere stragi in ogni luogo. Il cavaliere, i tre giovani ed il leone, ascoltate le grida di aiuto del mondo, si erano infine scontrati con il mostro e l’avevano ucciso.
Malagigi racconta poi in particolare le imprese compiute da Francesco I di Francia e passa successivamente in rassegna gli altri nobili personaggi giunti per combattere contro la bestia.

Stavano tutti rilassati presso la fonte, quando giunge presso loro Ippalca, la donna incaricata da Bradamante di raggiungere ed informare Ruggiero degli avvenimenti, ma alla quale poi Rodomonte aveva sottratto Frontino, il cavallo dello stesso Ruggiero. La donna riconosce Ricciardetto e subito gli racconta gli avvenimenti, mascherando però il vero motivo della sua missione.
Appena sente la storia, Ruggiero salta in piedi e chiede ed ottiene di essere condotto da Ippalca presso il saraceno che le aveva rubato il cavallo. Una volta soli, Ippalca racconta al cavaliere di Bradamante e di Rodomonte. Quest’ultimo sta però nel frattempo andando a Parigi lungo un’altra via e Ruggiero non riesce così ad incontrarlo.

Alla fonte Marfisa è stata convinta dagli altri uomini ad indossare i pregiati vestiti ed i gioielli che sarebbero dovuti servire come contropartita per la cessione di Malagigi e Viviano.
Giungono alla fonte anche Mandricardo, Rodomonte, Doralice ed il loro seguito. Mandricardo, vista la bellezza di Marfisa, decide subito di offrirla a Rodomonte in cambio di Doralice, e sfida quindi i cavalieri presenti. Viviano, Malagigi, Aldighieri e Ricciardetto vengono sconfitti uno dopo l’altro dal forte pagano che, non vedendo intorno altri sfidanti, crede infine di aver ora il diritto di fare sua la donna.
Marfisa in risposta si rimette l’armatura, monta a cavallo e lo sfida in duello. Le lancie vanno in mille pezzi al primo scontro e subito gli sfidanti impugnano le spade. Le armature di Mandricardo e Marfisa sono però entrambe invulnerabili per incantesimo e nessun colpo riesce pertanto a scalfirle.
Rodomonte interviene infine per sospendere la contesa ricordando a Mandricardo l’impegno preso verso re Agramante; invita quindi anche Marfisa a partecipare all’impresa (posticipando il duello appena interrotto) e lei subito accetta.

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