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SEDILE SOTTO UN VECCHIO CIPRESSO di Luigi Pirandello | Testo

Prima scacciò la moglie, senza pensare di vendicarsi anche sopra l’amante, dichiarando anzi davanti a tutti che gli era grato del servizio che gli aveva reso; poi si riprese in casa la moglie, per pietà delle bambine, a patto che non si facesse mai più rivedere da lui; ma la prima volta che incontrò il Papìa per istrada, cavò di tasca la rivoltella e pim! pam! all’impazzata; chi scappò di qua, chi di là; e alla fine il Papìa si ritrovò con una feritina a un braccio, e lui tra due guardie che gli attanagliavano i polsi. Assolto, si fece costruire un villino a due piani che pareva una carcere; relegò la moglie nel piano di sopra con le bambine; e lui, sotto, per sfregio si portò di notte a dormire anche donnacce da conio: e tant’altre pazzie e vergogne commise che gli avrebbero alienato, oltre la considerazione degli amici, anche tutti i clienti, se il timore d’averlo avversario non li avesse trattenuti dal rivolgersi ad altri.
Sapete quando una smania si mette allo stomaco, di quelle che levano il respiro; per cui non si sa più né come né dove rivoltarsi; e si graffia il letto; si graffierebbero i muri; si urlerebbe se se n’avesse la forza; e tutto, la vista stessa delle cose dà un fastidio intollerabile, e sopra tutto ogni proposta di rimedio che ci venga da coloro che stanno attorno a guardarci, irritati per contagio della nostra esasperazione; e questo è l’unico sollievo, come per uno sfogo che riusciamo a prenderci senza che ci sia stato offerto? Per fortuna dura poco una tale smania. Ma all’avvocato Lino Cimino, gli si mise allo stomaco, e non gli passò più, per anni e anni.
Con la moglie riammessa in casa e l’amante andato via dal paese tranquillamente dopo l’assoluzione di lui, vana, a parere di tutti, era stata la vendetta, come stolido lo scandalo. Che la moglie fosse ora tenuta come in prigione, senza poter neanche guardare dai vetri delle finestre sempre chiuse, non bastava. Non bastava perché, intanto, aveva la compagnia delle bambine (e neanche questo, se vogliamo, era da approvare, non potendo esser buona guida per le figliuole chi s’era dimenticata d’esser madre diventando una cattiva moglie); e poi, in compenso della condanna d’esser privata d’ogni libertà di comparire davanti agli altri, aveva ottenuto almeno d’essersi liberata di lui, pur seguitando a pesargli addosso. Dal piano di sotto egli se la sentiva camminare sul capo; e tante volte la sentiva anche ridere e cantare. Aveva, sì, finito di rovinare la famiglia già decaduta dei Papìa e teneva segretamente sotto una persecuzione implacabile il giovine; ma neppur questo gli poteva bastare, perché sapeva che il Papìa s’era allontanato dal paese, non tanto per la sua persecuzione, quanto per non sentirsi sbattere in faccia da tutti continuamente il male che aveva fatto, non già a lui suo benefattore, ma a se stesso e ai suoi, lasciandosi pigliare come un imbecille in quella tresca. Ora, così essendo (e il Cimino sentiva bene ch’era proprio così), seguitare a pestarlo, gli pareva desse più soddisfazione agli altri che a sé; e quasi quasi avrebbe desiderato che qualcuno, reagendo, si fosse attentato a risollevar quell’imbecille dalla condanna di tutti per rimetterglielo di fronte, a provocare di nuovo, e più acerbo, il suo sdegno, a risuscitare più tremende le sue furie.
Nessuno si mosse; e a poco a poco svaporarono del tutto le furie e lo sdegno. Del Papìa non s’intese più parlare. Passarono gli anni; e quando le figliuole, già cresciute, trovarono marito tra i clienti dello studio che se le portarono via, senza festa e mortificate, in questo e in quel paesello della provincia; nessuno pensò più a ciò che dovesse ormai esser la vita per il Cimino, nella casa vuota, con la moglie su, sola; e lui sotto, solo. Allontanandosi sempre più nel tempo, lo scompiglio cagionatogli da quanto gli era avvenuto, parve si fosse così freddato nello squallore dell’abitudine, che il ricordo stesso, forse, vi stava già come seppellito.

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