Footer menù

REQUIEM AETERNAM DONA EIS, DOMINE! di Luigi Pirandello | Testo

Il vecchio, non sapendo più reggere all’impazienza dell’attesa, sperando requie alle smanie della soffocazione, s’era fatto trasportare su una seggiola al posto dove sarebbe sorto il camposanto, innanzi alla sua fossa.
Lavato, pettinato e parato da morto, aveva accanto alla seggiola, su cui stava posato come un’enorme balla ansimante, la sua cassa d’abete già pronta da parecchi giorni. Eran preparati sul coperchio di quella cassa una papalina di seta nera, un paio di pantofole di panno e un fazzoletto, anch’esso di seta nera, ripiegato a fascia che, appena morto, passato sotto il mento e legato sul capo, doveva servire a tenergli chiusa la bocca. Insomma tutto l’occorrente per l’ultima vestizione.
Attorno, coi lumi, era tutta la gente della borgata, che cantava al vecchio le litanie.
– Sancta Dei Genitrix,
– Ora pro nobis!
– Sancta Virgo Virginum?
– Ora pro nobis!
E al formicolio di tutti quei lumi rispondeva dalla cupola immensa del cielo il fitto sfavillio delle stelle.
Sul capo del vecchio tremolavano alla brezzolina notturna i radi capelli, ancora umidi e tesi per l’insolita pettinatura. Movendo appena le mani enfiate, una sul dorso dell’altra, gemeva tra il grasso rantolo, come per confortarsi e averne refrigerio:
– L’erbuccia!… l’erbuccia…
Quella che sarebbe schiumata dalla sua terra, tra poco, là, su la sua fossa. E verso di essa allungava i piedi deformati dal gonfiore, ridotti come due vesciche entro le grosse calze di cotone turchino.
Appena attorno a lui la sua gente levò le grida, vedendo accorrere tra strepito di sciabole sì per l’erta una così grossa frotta di cavalcature, provò a rizzarsi in piedi; udì il pianto e le risposte affannose dei sopravvenuti; e, comprendendo, tentò di gettarsi a capofitto giù nella fossa. Fu trattenuto; tutti gli si strinsero attorno, come a proteggerlo dalla forza; ma il maresciallo riuscì a rompere la calca e ordinò che subito quel moribondo fosse trasportato a casa e che tutti sgombrassero di là.
Su la seggiola, come un santone su la bara, il vecchio fu sollevato, e i margaritani, reggendo alti i lumi, gridando e piangendo, s’avviarono verso le loro casupole, che biancheggiavano in alto, sparse su la roccia.
La scorta rimase al bujo, sotto le stelle a guardia della fossa vuota e della cassa d’abete, lasciata lì, con quella papalina e quel fazzoletto e quelle pantofole posate sul coperchio.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web