Footer menù

L’IMBECILLE di Luigi Pirandello | Testo

Guizzava veramente negli occhi di Fazio la folle tentazione di premere il grilletto dell’arma.
– Eh, – disse col solito ghigno frigido su le labbra. – Quando uno non sa più che farsi della propria vita… Buffone! Stai tranquillo; non t’ammazzo. Da bravo repubblicano, tu sarai libero pensatore, eh? Ateo! Certamente… Se no, non avresti potuto dire imbecille a Pulino. Ora tu credi ch’io non ti ammazzi, perché spero gioie e compensi in un mondo di là… No, sai? Sarebbe per me la cosa più atroce credere che io debba portarmi altrove il peso delle esperienze che mi è toccato fare in questi ventisei anni di vita. Non credo a niente! Eppure, non t’ammazzo. Né credo d’essere un imbecille, se non t’ammazzo. Ho pietà di te, della tua buffoneria, ecco. Ti vedo da lontano, e mi sembri così piccolo e miserabile. Ma la tua buffoneria la voglio patentare.
– Come? – fece Paroni, con una mano a campana, non avendo udito l’ultima parola, nell’intronamento in cui era caduto.
– Pa–ten–ta–re, – sillabò Fazio. – Ne ho il diritto, giunto come sono al confine. E tu non puoi ribellarti. Siedi là, e scrivi.
Gl’indicò la scrivania con la rivoltella, anzi quasi lo prese e lo condusse a seder lì per mezzo dell’arma puntata contro il petto.
– Che… che vuoi che scriva? – balbettò Paroni annichilito.
– Quello che ti detterò io. Ora tu stai sotto; ma domani, quando saprai che mi sono ucciso, tu rialzerai la cresta; ti conosco; e al caffè urlerai che sono stato un imbecille anch’io. No? Ma non lo faccio per me. Che vuoi che m’importi del tuo giudizio? Voglio vendicar Pulino. Scrivi dunque… Lì, lì, va bene. Due parole. Una dichiarazioncina. «Io qui sottoscritto mi pento…» Ah, no, perdio! scrivi, sai? A questo solo patto ti risparmio la vita! O scrivi, o t’ammazzo… «… Mi pento d’aver chiamato imbecille Pulino, questa sera, al caffè, tra gli amici, perché, prima d’uccidersi, non è andato a Roma ad ammazzar Mazzarini.» Questa è la pura verità: non c’è una parola di più. Anzi, lascio che gli avresti pagato il viaggio. Hai scritto? Ora seguita: «Luca Fazio, prima d’uccidersi, è venuto a trovarmi…» Vuoi metterci armato di rivoltella? Mettilo pure: «armato di rivoltella». Tanto, non pagherò la multa per porto d’arma abusivo. Dunque: «Luca Fazio è venuto a trovarmi, armato di rivoltella», hai scritto? «e mi ha detto che, conseguentemente, anche lui, per non esser chiamato imbecille da Mazzarini o da qualche altro, avrebbe dovuto ammazzar me come un cane». Hai scritto, come un cane? Bene. A capo. «Poteva farlo, e non l’ha fatto. Non l’ha fatto perché ha avuto schifo e pietà di me e della mia paura. Gli è bastato che gli dichiarassi che il vero imbecille sono io.»
Paroni, a questo punto, congestionato, scostò furiosamente la carta, e si trasse indietro protestando:
– Questo poi…
– Che il vero imbecille sono io, – ripeté, freddo, perentoriamente, Luca Fazio. – La tua dignità la salvi meglio, caro mio, guardando la carta su cui scrivi, anziché quest’arma che ti sta sopra. Hai scritto? Firma adesso.
Si fece porgere la carta; la lesse attentamente; disse:
– Sta bene. Me la troveranno addosso, domani.
La piegò in quattro e se la mise in tasca.
– Consolati, Leopoldo, col pensiero ch’io vado a fare adesso una cosa un tantino più difficile di quella che or ora hai fatto tu. Buona notte.

No comments yet.

Lascia un commento

Unable to load the Are You a Human PlayThru™. Please contact the site owner to report the problem.

Powered by WordPress. Designed by WooThemes

contatore accessi web