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L’ALTRO FIGLIO di Luigi Pirandello | Testo

– Dite su, sbrigatevi!
– Cari figli – cominciò a dettare la vecchia.
– Io non ho più occhi per piangere… – seguitò Ninfarosa, con un sospiro di stanchezza.
E la vecchia:
– Perché gli occhi miei sono abbruciati di vedervi almeno per l’ultima volta…
– Avanti, avanti! – la incitò Ninfarosa. – Questo gliel’avete scritto, a dir poco, una trentina di volte.
– E tu scrivi. È la verità, cuore mio, non vedi? Dunque, scrivi: Cari figli…
– Daccapo?
– No. Adesso un’altra cosa. Ci ho pensato tutta stanotte. Senti: Cari figli, la povera vecchia mamma vostra vi promette e giura… cosí, vi promette e giura davanti a Dio che, se voi ritornate a Farnia, vi cederà in vita il suo casalino.
Ninfarosa scoppiò a ridere:
– Pure il casalino? Ma che volete che se ne facciano, se già sono ricchi, di quei quattro muri di creta e canne che crollano a soffiarci su?
– E tu scrivi, – ripeté la vecchia, ostinata. – Valgono piú quattro pietruzze in patria, che tutto un regno fuorivia. Scrivi, scrivi.
– Ho scritto. Che altro volete aggiungere?
– Ecco, questo: che la vostra povera mamma, cari figli, ora che l’inverno è alle porte, trema di freddo; vorrebbe farsi un vestitino e non può; che vogliate farle la carità di mandarle almeno una carta da cinque lire, per…
– Basta basta basta! – fece Ninfarosa, ripiegando il foglietto e cacciandolo entro la busta. – Ho bell’e scritto. Basta.
– Anche per le cinque lire? – domandò, investita da quella furia inattesa, la vecchia.
– Tutto, anche per le cinque lire, gnorsí.
– Scritto bene… tutto?
– Auff! Vi dico di sí!
– Pazienza… abbi un po’ di pazienza con questa povera vecchia, figlia mia, – disse Maragrazia. – Che vuoi? Sono mezzo stolida, ora. Dio ti paghi la carità, e la Bella Madre Santissima.
Prese la lettera e se la cacciò in seno. Aveva pensato di affidarla al figlio di Nunzia Ligreci, che si recava a Rosario di Santa Fè, dov’erano i suoi figliuoli; e s’avviò per portargliela.
Già le donne, sopravvenuta la sera, erano rientrate in casa e quasi tutte le porte si chiudevano. Per le straducole anguste non passava piú un’anima. Il lampionajo andava in giro, con la scala in collo, per accendere i rari lampioncini a petrolio, che rendevano piú triste col loro scarso lume piagnucoloso la vista malcerta e il silenzio di quelle viuzze abbandonate.
La vecchia Maragrazia andava curva, premendosi con una mano sul seno la lettera da mandare ai figliuoli, come per comunicare a quel pezzo di carta il suo calore materno. Con l’altra, o si grattava a una spalla, o si grattava in testa. A ogni nuova lettera, le rinasceva prepotente la speranza, che con quella sarebbe alla fine riuscita a commuovere e a richiamare a sé i figliuoli. Certo, leggendo quelle sue parole, pregne di tutte le lagrime versate per loro in quattordici anni, i suoi figliuoli belli, i suoi dolci figliuoli non avrebbero piú saputo resistere.
Ma questa volta, veramente, non era molto soddisfatta della lettera che recava in seno. Le pareva che Ninfarosa l’avesse buttata giú troppo in fretta, e non era neanche ben sicura che ci avesse proprio messo l’ultima parte, delle cinque lire per il vestitino. Cinque lire! Che guasto avrebbero fatto ai suoi figliuoli, già ricchi, cinque lire, per vestire le carni della loro vecchia mamma infreddolita?
Attraverso le porte chiuse delle casupole, le giungevano intanto le grida di qualche madre che piangeva la prossima partenza del figliuolo.

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