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LA CORONA di Luigi Pirandello | Testo

E allora che doveva far lui? Lasciar correre? fingere di non saper nulla? ritornar su, dal giardiniere, a dirgli che desse alla serva quella corona, trattenuta lì perché gli servisse da prova?
Ah, no, questo no! Avrebbe dovuto anche farsi restituire il danaro pagato, raccomandare a colui di star zitto…
E allora? andare a casa, a domandare inutili spiegazioni alla moglie? rinfacciarle il sotterfugio, l’inganno, e punirla?
Come sarebbe stato meschino! Più meschino ancora che a far lo scandalo…
Era grave, il fatto, ma per il suo cuore che n’era rimasto ferito; grave anche per il ridicolo che gliene sarebbe potuto venire, se il caso si fosse risaputo, perché provava il poco rispetto che sua moglie aveva per lui. Egli doveva vincere il proprio cuore, dirgli che aveva un bel sentirsi giovane, quando tutti lo credevano vecchio. Un giovanotto, sì, avrebbe potuto anche fare uno scandalo; lui, vecchio, no; doveva mostrarsi superiore, lui, e imporre altrimenti alla moglie il rispetto.
Si alzò, con gran calma, ma con un senso d’indolenzimento in tutte le membra. Gli uccelletti della villa seguitavano a cinguettare, festanti. Dov’era più l’incanto di poco prima?
Il dottore lasciò la villa e s’avviò per ritornare a casa. Quando giunse al portone, però, addio calma! Aveva un affanno da cavallo; e non sapeva come avrebbe fatto a salir la scala, con quelle gambe che gli tremavano. L’idea di riveder la moglie, adesso… Doveva esser più triste del solito, ella, in quel giorno… Ma forse avrebbe saputo dissimular bene la tristezza: era già abituata, rassegnata. Ed egli la amava, oh miseria! la amava tanto, tanto… e sentiva, in fondo, ch’ella meritava d’essere amata; sì, perché era buona anche, buona come appariva da quelle pure fattezze delicate, da quei profondi occhi neri, vellutati, nel pallor bruno del volto.
Venne ad aprirgli la serva. La vista di costei lo sconcertò. Era a parte del segreto, quella vecchia, complice dell’inganno Stava da tanti anni a servizio nella casa paterna della moglie, era affezionatissima a questa; e forse non avrebbe parlato; certo però non avrebbe saputo apprezzare né fors’anche comprendere ciò che egli aveva già divisato di fare. Sarebbe stata a ogni modo una testimonia volgare. Ed egli voleva che quanto stava per fare rimanesse segreto tra lui e la moglie.
Entrò diviato alla camera di lei.
La moglie era davanti la specchiera a pettinarsi. Di tra le braccia alzate sul capo, le scorse nello specchio il volto, incontrò lo sguardo di lei, che esprimeva sorpresa di vederlo in casa a quell’ora insolita.
– Sono ritornato, – disse, – per invitarti a uscire con
me.
– Ora? – domandò lei, voltandosi, senz’abbassare le braccia che reggevano sul capo il volume dei bellissimi capelli neri, ancora sciolti; e gli sorrise languidamente.
Egli si turbò quasi fino alle lagrime a quel pallido sorriso, come se vi avesse scorto una profonda pietà di lui, dell’amore che le portava, del dolore ch’ella ancora non indovinava, ma che tra poco avrebbe saputo.
– Sì, ora, – rispose. – È tanto bello, fuori… Sbrigati. Andremo alla villetta, anche più lontano, in campagna . Prenderemo una vettura…
– Perché? – domandò lei, quasi senza volerlo. – Giusto oggi?
Egli temette, a questa domanda, che lo sguardo lo tradisse. Stentava già tanto a mantenere calma la voce.
– Non ti andrebbe, oggi? – disse. – Ma ti farà bene, vedrai. Sbrigati, sbrigati. Voglio così.
Si mosse per uscire dalla camera. Sulla soglia si voltò:
– T’aspetto nello studio.

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