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LA CORONA di Luigi Pirandello | Testo

Il dottore si provò a parlare, ma sentì che gli mancava la voce; aprì le labbra a uno squallido sorriso, e si sforzò a dire:
– Io… pagartela, eh? Poche, cento lire… Rose e violette, già… cento venti? Eccole qua.
– Grazie, signor dottore, – s’affrettò a rispondere il giardiniere, prendendo il denaro. – Creda che le merita…
– Tienla qua, – troncò il dottore, rimettendo in tasca il portafogli. – Se viene la serva, non gliela dare. Verrò a prenderla io.
E uscì dalla pagoda; scese per il viale; svoltò; appena si vide solo, nascosto, si fermò, strinse le pugna e contrasse tutto il volto in uno spasimo di riso:
– Gliel’ho pagata io…
Che doveva fare adesso? Prendere la moglie, senza farle male, e ricondurla alla casa del padre: ecco, sì, questo si meritava! E che andasse a piangere lontano quel suo ragazzo morto, senza rubar così l’amore d’un galantuomo, ch’ella aveva, se non altro, il dovere di rispettare. Né amore, né rispetto? Ah, ella aveva rifiutato i giovani e s’era preso uno, per lei vecchio, perché costui l’amore, via!, non si sarebbe neppur sognato di pretenderlo, coi capelli già grigi, con la barba già brizzolata; ma avrebbe anche chiuso un occhio, e anche tutti e due, su la sua pena antica; non si sarebbe avuto a male di nulla, il vecchio! Però di soppiatto gliela mandava, la corona! Meno male! Eh già, moglie d’un altro, non aveva stimato conveniente andar lei, di persona. Per quanto vecchio il marito, via, sarebbe stato un po’ troppo! Aveva mandato la serva a ordinar la corona, in prova del costante amore; e la avrebbe fatta appendere dalla serva alla tomba di quel suo povero amore.
Ah, com’era stata ingiusta veramente la morte di quel ragazzo! Se fosse vissuto, quel ragazzo, se avesse avuto il tempo di divenire uomo, di divenire esperto e istrutto anche lui di tutte le sagge perfidie della vita, e la avesse sposata lui, la sua cara fanciulla innamorata; si sarebbe accorta bene costei, che altro è fare all’amore dalla finestra, a diciott’anni, altro è vivere nella dura realtà quotidiana, quando già le prime fiamme si sono ammorzate e comincia il tedio dei giorni uguali, e la stanchezza, e nascono i primi dissapori, e il giovane marito comincia a esser sazio e stufo della moglie e pensa già di tradirla… Ah, come avrebbe desiderato ch’ella avesse potuto fare per qualche tempo, con quel ragazzo là, una siffatta esperienza! Allora sì, questo vecchio…
Serrò più volte le pugna fino ad affondarsi le unghie nelle palme; poi si guardò le mani che gli tremolavano, e alla fine si riscosse traendo un lungo sospiro.
L’impeto della prima impressione era caduto. Stette un pezzo a guardare innanzi a sé, vide poco discosto un sediletto e andò a sedervisi meccanicamente.
Ebbene, e questo vecchio, – seguitò a pensare, – non intendeva forse di regolarsi anche lui come un ragazzaccio? fare una scenata? uno scandalo? Oh, allora tutti quelli che avevano indovinato così facilmente la ragione per cui egli era stato subito accolto: – Uno scandalo? – avrebbero esclamato. – Eh, via, in fin dei conti perché? Per una corona da morto… Certo ogni anno la poverina, per il giorno 12, aveva mandato una corona al camposanto. Il nuovo giardiniere non lo sapeva. Quell’anno, anche quell’anno ella, naturalmente, se n’era ricordata… Naturalmente, sì, perché il povero dottore, via, non aveva potuto farglielo dimenticare. Se n’era ricordata, e non aveva saputo resistere alla tentazione. Certo, oh, certo aveva fatto male… Ma il sentimento non ragiona! Si trattava d’un morto, alla fin fine!
Così tutti avrebbero pensato.

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