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LA CORONA di Luigi Pirandello | Testo

Sorrise con dolce mestizia il dottor Cima a questa immagine, scrollando lievemente il capo, mentre saliva al vialetto più alto della villa sul poggio. Pregando per tutti i malati ch’egli aveva in cura, la sua santa vecchierella non dimostrava molta fiducia in lui e nella sua scienza. Glielo aveva domandato scherzosamente una volta, ed ella gli aveva subito risposto che non pregava per questo, ma perché Dio lo ajutasse a salvare i suoi malati.
– E dunque tu credi, che senza l’ajuto di Dio…
Non lo aveva lasciato finire.
– Che dici? L’ajuto di Dio ci vuol sempre, figliuolo!
E pregava, pregava da mane a sera; tanto che egli, quasi quasi, avrebbe desiderato di non aver molti clienti, per non stancare troppo le labbra di lei.
Tornò a sorridere. Col ricordo della madre, i suoi pensieri avevano ripreso i contorni vaporosi del sogno; l’incanto gli s’era rifatto.
Glielo ruppe improvvisamente il nuovo giardiniere, che si trovava lassù a sarchiare in un pratello.
– Oh, eccomi qua, signor dottore! M’ha cercato a lungo ?
– Io no, veramente…
– È pronta, sa? bell’e pronta fin dalle otto.
E, così dicendo, gli si fece avanti col berretto in mano e la fronte imperlata di sudore.
– Se vuol vederla, è qua, nella pagoda. Andiamo subito.
– Veder che cosa? – domandò il dottore, restando. – Io non so…
– Come, signor dottore! La corona.
– La corona?
Il giardiniere lo guardò, restando anche lui, non meno stupito.
– Scusi, non ne abbiamo 12, oggi?
– Ebbene?
– Non mi ha mandato la serva l’altro jeri, a ordinarmi per oggi una corona?
– Io?… per il 12?… Ah, già… – disse allora il dottore, fingendo di ricordarsi. – Ho mandato… già… ho mandato la serva…
– Rose e violette, non si ricorda? – e il giardiniere tornò a sorridere della smemorataggine del signor dottore. – È pronta da stamani alle otto! Venga a vederla.
Per fortuna si mosse avanti e così non poté notare l’alterazione improvvisa del volto del dottore, che lo seguì come un automa, con gli occhi attoniti, foschi, la bocca aperta, aperte le mani.
Una corona? La moglie, di nascosto, aveva ordinato una corona? Sì, il giorno 12 appunto cadeva l’anniversario della morte di quel ragazzo. Ancora, dopo tre anni? Pur essendo adesso sua moglie? Gli mandava di nascosto una corona… Moglie già d’un altro! Lei, così timida; lei, così modesta, tanto ardire! Tanto dunque lo amava? tanto viva era ancora la memoria di lui nel suo cuore? E perché aveva sposato un altro, allora? Se il suo cuore era ancora di quello, e sempre di quello sarebbe stato? Perché? perché?
Così tra sé farneticando, il dottore seguitava ad andar dietro al giardiniere. Voleva vederla, quella corona; sì, vederla per accertarsi bene, con gli occhi suoi, che sua moglie era capace di un tale inganno, d’un tal tradimento.
Quando la vide, là nella pagoda, in un angolo, ritta su una tavola di ferro, appoggiata alla parete, gli parve che fosse per lui, e restò a mirarla a lungo.
Il giardiniere, interpretando a suo modo quell’ammirazione:
– Bella, eh? – domandò. – E tutte rose e violette fresche, sa? colte all’alba. Pochine, cento lire, signor dottore! Sa che fatica metterle insieme a una a una tutte queste violette? E le rose? D’inverno, perché rare; quand’è stagione, perché le vogliono tutti… pochine cento lire! Me ne deve dare almeno altre venti.

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